
new york. La performance è stata a lungo considerata un’espressione artistica raramente collezionata dai musei, per non parlare dei privati. Ora invece, questa outsider si gode il suo momento di gloria. A New York, appena conclusa una personale dell’ex ballerino Tino Sehgal al Guggenheim, sino al 31 marzo una specialista del settore, Marina Abramovic, è di scena al MoMA. In Italia, con una mostra sull’«arte agita» Danilo Eccher ha inaugurato la sua direzione alla Gam di Torino. Happening a cenaQuesto risveglio di interesse ha contribuito alla nascita di un nuovo mercato per la Performance art: «Alcuni collezionisti privati rappresentano le opere a casa loro, persino durante pranzi e cene», conferma la Goldberg. Nel 2009 il MoMA ha istituito il Dipartimento di Media e Performance art, retto da Klaus Biesenbach. Sotto la sua direzione, il Museo ha acquistato varie opere, come «The Kiss» di Sehgal, «Mirage» di Joan Jonas (1967-2005), e «Musical» di Dara Friedman (2007-8), introducendo una serie di mostre di artisti che fanno ricorso alla performance, come Tehching Hsieh, Roman Ondák, Yvonne Rainer e Simone Forti.
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