
La celebrazione di Italo Zannier in due città simboliche come Venezia e Firenze rappresenta un omaggio particolare che l’intera comunità artistica nazionale rende alla sua poliedrica figura di studioso, collezionista e fotografo. Alla Fondazione Bevilacqua La Masa si apre infatti oggi la mostra «Il furore delle immagini. Fotografia italiana dall’Archivio Italo Zannier nella collezione della Fondazione di Venezia», mentre al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze si svolge, in contemporanea, «Ansia di immagini. Italo Zannier fotografo 1952-1976», in un ideale percorso nella storia della fotografia italiana dalle origini ai giorni nostri, creato attraverso gli occhi dello stesso studioso (a Venezia fino al 18 luglio, a cura di Denis Curti, catalogo Marsilio; a Firenze fino al 22 maggio, a cura di Angelo Maggi). Sono passati circa tre anni da quando la Fondazione di Venezia ha acquisito lo straordinario archivio di Zannier, all’interno del quale si trovano12mila volumi e oltre 1.300 fotografie, un patrimonio che è stato catalogato ed è, per la parte libraria, affidato in comodato alla biblioteca di Storia del Design dello Iuav, università presso la quale Zannier ha svolto una parte importante del suo insegnamento. Da quell’archivio sono state selezionate circa 260 fotografie e numerosi libri e volumi fotografici. Un intreccio affascinante di storia pubblica e privata, di individui e di gruppi, filtrata dalla personalità di Zannier, che si legge nelle scelte estetiche, nelle presenze così come nelle assenze, nella curiosità che lo ha portato a scoprire testi come quello di Marco Antonio Cellio, scienziato seicentesco al quale lo studioso ha dedicato un curioso volume alcuni anni fa e che figura tra i preziosi documenti in mostra oggi. Insieme ad annate di riviste, a manuali e trattati spesso noti solo agli specialisti, ma di rara bellezza editoriale, e di fotografie invece notissime, come quelle di autori come Naya, Nadar, Sommer, Veronesi e i compagni di strada Migliori, Giacomelli, Monti, De Biasi, Secchiaroli, Berengo Gardin, fino ai più giovani Campigotto, Zanta, Biasiucci.
Ma se la figura di Zannier è primariamente quella dello storico, esiste anche uno Zannier fotografo e animatore culturale, del quale rende conto la mostra fiorentina, costruita scegliendo tra gli oltre 47mila scatti donati dall’autore al Museo Alinari. Un fotografo pienamente immerso nel proprio tempo, attivo nel natio Friuli (Zannier è nato infatti a Spilimbergo, nel 1932) tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, in un momento in cui erano ancora vive le polemiche tra «formalisti» e «realisti», campo quest’ultimo nel quale Zannier militerà insieme al «Gruppo Friulano per una nuova fotografia», all’interno del quale nacque anche nel 1955 un manifesto, emblematico per comprendere la cultura fotografica del periodo. Una vita, insomma, spesa per la fotografia e con la fotografia, guidato da una passione che, tra ansie e furori, ha reso Zannier una figura, giustamente, da festeggiare.
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