
Il colpo d’occhio è eclatante: l’intera famiglia di Dario si inginocchia. Tutte le forme e le età della bellezza femminile, avvolte nelle sete e nei broccati veneti, si offrono, umili e altere a un tempo, al vincitore. Alessandro Magno è al centro di una scena che echeggerà immortale nei secoli, e con un gesto vi include l’amato Efestione. Quando Francesco Pisani incarica Paolo Veronese di dipingere un telero su Alessandro Magno per il suo palazzo suburbano di Montagnana, vuole probabilmente non solo un’effigie del conquistatore d’Oriente, esempio di coraggio, valore guerriero, impeto giovanile, ma anche quella di un uomo capace di saggezza, continenza e controllo delle passioni. In altre parole, ciò che Pisani vuole per il suo telero è la rappresentazione programmatica di un modello, di un ideale, e di un’etica. Veronese saprà rispondere a questa richiesta con un’opera considerata dalla critica particolarmente esemplificativa del grande stile veronesiano, ma anche un unicum nella carriera del pittore, un’opera insomma insieme paradigmatica ed eccezionale.
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