
Seconda uscita di quattro volumi divisi per secoli, Gli affreschi nelle ville venete. Il Seicento prosegue, sotto la cura di Giuseppe Pavanello e Vincenzo Mancini, la ricognizione e il censimento degli affreschi nelle ville sparse sul territorio veneto, importantissima iniziativa patrocinata dall’Istituto Regionale delle Ville Venete e dalla Fondazione Giorgio Cini col doppio fine della tutela e della valorizzazione. Dopo la grande stagione di Palladio e Veronese, la produzione artistica nelle ville in area veneta ratifica e consolida il ripiegamento politico e istituzionale della Repubblica di Venezia sul suo entroterra. La perdita d’importanza commerciale conseguente all’apertura delle nuove rotte transoceaniche, lo sforzo sanguinoso e solitario contro la potenza turca, tutto indebolisce la Serenissima e la spinge a guardare con rinnovata attenzione al proprio territorio, ove importanti centri come l’universitaria Padova mantengono ancora Venezia vicina al suo antico splendore culturale e politico. La nuova e conseguente pulsione decorativa non riesce facilmente a sottrarsi all’onda lunga del decorativismo cinquecentesco e sarà solo la crisi di metà Seicento, rafforzata dalla peste, a imporre un cambiamento di mentalità ratificato anche dalla produzione artistica e architettonica: al linguaggio cinquecentesco fatto di colori chiari e scenografie ariose, basato su tematiche prevalentemente ovidiane, si aggiungeranno suggestioni e soggetti dal Nord Europa e una predilezione per una pittura intellettualistica ed erudita affascinata da emblemi e motti, nonché da temi tratti dalla letteratura epica e contemporanea; nella costruzione di nuove ville si tenderà a passare in secondo piano la funzionalità amministrativa e tecnica a favore di una dimensione più apertamente ludica e rappresentativa. Padovanino, Sante Peranda, Filippo Zaniberti e Matteo Ingoli i nuovi nomi della decorazione in villa, affiancati alla metà del Seicento dal tenebrismo di Antonio Zanchi e Giambattista Minorelli, e dalle architetture dipinte dei quadraturisti Domenico Bruni e Pietro Liberi, portatori di un gusto nuovo che toccherà l’apice nel secolo successivo dei Tiepolo e di Mengozzi. Gli affreschi e i luoghi censiti sono più di cento, e le schede vanno spesso a costituire ex novo materiale scientifico e bibliografia su soggetti pressoché inediti; la collana si configura dunque come uno strumento indispensabile per una conoscenza approfondita del territorio veneto visto dalla particolare prospettiva della vita in villa.
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Gli affreschi nelle ville venete. Il Seicento, a cura di Giuseppe Pavanello e Vincenzo Mancini, 462 pp., ill. b/n e colore, Marsilio, Venezia 2009, e 150,00