
Palma Bucarelli (1910-1998) è una di quelle figure che non lasciano adito a dubbi. Ci si può solo schierare. Donna scomoda, amata e odiata in eguale misura, ha regalmente condotto la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma per più di trentacinque anni lasciando un’impronta indelebile sul Novecento culturale italiano. Rachele Ferrario si è lanciata in un’avventura quanto mai rischiosa, sia nella scelta del genere che del personaggio. Scrivere una biografia è infatti cercare un equilibrio sempre precario tra luce e ombra, tra ciò che si può dire e ciò che deve essere detto, tra la versione ufficiale e il retroscena della storia. In più, studiare un personaggio contemporaneo significa affondare la lama in un corpo, quello del presente, ancora vivo e sussultante, fatto di testimoni viventi, di persone ancora segnate, ferite o al contrario illuminate dal ricordo. Regina di quadri affronta egregiamente tutto ciò, tracciando un ritratto di Palma Bucarelli verosimile, illustrandone le tangenze con un’epoca ancora tanto vicina a noi da potervi rintracciare anche le nostre stesse radici, offrendo quindi non solo un ritratto a tutto tondo di un personaggio, ma anche del nostro paese e di come siamo. Non poco. Pesa certo sulla godibile, ben scritta e ben documentata opera il non poter consultare quei documenti dell’archivio bucarelliano, in deposito presso l’Archivio di Stato di Roma, la cui accessibilità è attualmente interdetta e che potrebbero consentire una visione più ravvicinata: gli epistolari privati, ad esempio, quelli con Paolo Monelli, con Cesare Frugoni ma soprattutto con Giulio Carlo Argan. Essendosi la Bucarelli costruita un’identità simbiotica con la Galleria, queste lettere, lungi dall’essere privato documento, costituiscono infatti, a giudicare dai lacerti che un altro studioso e amico di Palma, Lorenzo Cantatore, ha di recente pubblicato (è il curatore del volume di Palma Bucarelli Cronache indipendenti. Arte a Roma tra 1945 e 1946, 104 pp., De Luca Editori d’Arte, Roma 2010, e 18,00, dal quale abbiamo tratto l’immagine che illustra questo articolo, Ndr) una storia non solo intima di una donna, ma anche pubblica di un’istituzione. Ma la Ferrario non demorde e servendosi di documenti di ogni genere e di testimonianze di amici, parenti e colleghi, ci guida lungo gli anni bucarelliani, quelli dell’audace giovinezza, mondana e brillante, quelli della «presa del potere» alla Gnam, gli anni pionieristici e coraggiosi del dopoguerra e poi quelli esaltanti dei decenni Cinquanta e Sessanta, con le loro mostre, le mille polemiche, le sfide lanciate e vinte tutte. Colpisce a contrasto lo stacco doloroso degli anni Settanta, il pensionamento, le sfiancanti diatribe sulla presenza di Palma in Galleria anche dopo la fine del suo mandato, il lento declino fisico ma anche emotivo: dove si misura tutta la difficoltà di vivere perennemente in prima linea, come studiosa, come sperimentatrice, ma anche come donna, «condizione» esistenziale che ancora oggi implica una lotta feroce. Nel 1975, intervistata da Simona Weller sulla sua attività professionale e la sua identità di donna dichiarò: «Certo, bisogna lavorare più duramente, bisogna provvedersi di una cultura a costo del sacrificio di tante altre cose piacevoli, avere volontà e determinazioni precise, una disciplina spietata, lottare contro difficoltà di ogni genere: si tratta di modificare un tipo di società creata dagli uomini, i quali non saranno costretti a correggerla se non dalla forza dell’evidenza». A distanza di quarant’anni, l’evidenza della lotta bucarelliana è inoppugnabile. «Se fosse per me non lo farei ma per la Galleria son capace di qualsiasi cosa», scrive nel 1950. Questa piena identificazione tra vita e lavoro, quest’abbraccio totalizzante è costato molto alla Bucarelli, eppure si intuisce che, per arrivare a determinate altezze, non ci si può impegnare di meno. Che cosa resta di Palma Bucarelli? Di certo la storia della Gnam. Più materialmente, la collezione delle opere lasciate in Galleria, un po’ in disparte su un mezzanino. Ma soprattutto, un esempio, indimenticabile, di piena fusione tra vita e intelletto, sul crinale sempre scivoloso di una vita condotta esplorando il limite delle proprie possibilità e di quelle di un secolo intero.
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Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli, di Rachele Ferrario, 344 pp., Mondadori, Milano 2010, e 20,00