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Gli Scheiwiller

Un pesce di nome Vanni

«Gli svizzeri hanno portato in Italia due cose belle: l’editoria e la pasticceria»

«Papà frequentava Melotti perché lo incontrava spesso all’Insegna del Pesce d’Oro, una trattoria toscana che si trovava in via Pattari e che venne poi distrutta dai bombardamenti» ha raccontato Vanni Scheiwiller. È il 1936, e culmina in quel marchio, preso in prestito ma evocante la grande tradizione tipografica rinascimentale, una delle avventure più straordinarie della cultura italiana del Novecento, quella delle edizioni Scheiwiller. Gli Scheiwiller sono svizzeri come altri padri dell’arte del libro milanese, Hoepli in testa («Gli svizzeri hanno portato in Italia due cose belle: l’editoria e la pasticceria», amava dire Vanni): ed è proprio presso Ulrico Hoepli che Giovanni senior, scomparso prematuramente nel 1905, e Giovanni, nato a Milano nel 1889, maturano le esperienze decisive.  Nel 1925 ecco la svolta. Presso Hoepli vengono messi in vendita i volumetti in 16° della collana «Arte Moderna Italiana» concepita da Scheiwiller: il primo è dedicato ad Arturo Tosi, a stretto giro seguono, tra gli altri, quelli su Casorati, De Chirico, Carrà, Soffici, Modigliani.
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

di Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010


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