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La Fondazione rediviva

L'ingresso alla Fundación Tàpies

Barcellona. Finalmente a inizio marzo la Fundación Tàpies ha riaperto i battenti. I piccoli interventi, motivati da un’inaspettata visita dei pompieri che alla fine del 2007 aveva provocato la chiusura del centro, si sono trasformati in una lunga serie di lavori, durati più di due anni. Molto più del previsto, anche perché l’edificio, opera dell’architetto modernista Lluis Domènech i Montaner, è patrimonio protetto e quindi soggetto a normative speciali. La ristrutturazione, firmata dallo studio Ábalos-Sentkiewicz, ha adattato l’edificio alle nuove norme di sicurezza e alle necessità di persone disabili. Le sale d’esposizione al pianterreno sono state rimodellate per recuperare le rifiniture dei primi del Novecento e il carattere industriale originale, così come l’ingresso, finalmente liberato dalla libreria che non permetteva il magnifico colpo d’occhio sulla sala centrale. Inoltre, si è ricavata una nuova area di circa 400 mq, adibita a uffici, e lo spazio che questi occupavano al secondo piano è ora destinato alle attività didattiche e all’archivio. L’intervento è stato finanziato da Comune con 3,8 milioni di euro, Regione (4,4 milioni), Ministero della Cultura (225mila) e Fundación Tàpies (790mila). Durante i primi due mesi il pubblico potrà consultare tutta la documentazione sul restauro del museo e «la sua trasformazione in un centro di ricerca e d’esposizione in cui tutti gli spazi, i programmi e i processi si intrecciano l’uno con l’altro», secondo la belga Laurence Rassel, che durante il periodo di chiusura è stata nominata direttore artistico, a fianco di Miquel Tàpies, figlio dell’artista e direttore a vita della fondazione. Rassel, per 10 anni a capo dell’organizzazione culturale Constant di Bruxelles, esce allo scoperto con una mostra dedicata al fondatore, «Antoni Tàpies. I luoghi dell’arte». La rassegna, che riunisce opere dell’artista e della sua collezione privata, permette di scoprire alcune delle forme creative che hanno accompagnato la sua evoluzione estetica ed etica, dal cinema alla musica, passando per la scrittura.

di Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010


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