Piccola cronaca di un dibattito nel web. Il «Corriere della Sera» online pubblica la vibrante denuncia della direttrice della Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma a proposito di uno «sfregio» (sic) subito da un «Concetto spaziale» di Fontana: trattasi di tracce di sputo sul vetro, scoperte nel marzo 2009. Uno sputacchio. Ovvero uno dei mille accidenti quotidiani di poco conto inevitabili nella vita di un museo aperto a un pubblico fatto soprattutto di gite scolastiche turbolente e turisti di massa straniti. Si sa, l’unico museo dove le opere sono al sicuro è quello chiuso al pubblico, è una vecchia faccenda. La questione è pero un’altra. Marzo 2009? Perché, dunque, denunciarlo il 21 febbraio 2010, facendo tutto un pippone con tanto di citazioni da inchieste sociologiche e comiche analisi da Ris de noantri: «chi ha sputato, lo ha fatto ad almeno mezzo metro?». Leggendo, te lo chiedi giusto sino alla riga in cui si annuncia trionfalmente che tra un po’ il museo farà una mostra «dedicata al concetto di taglio nel Novecento». Ohibò.
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