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Grafica non solo grafica

Dieter Von Graffenried, «Parkett», Zurigo

La rivista «Parkett», a partire dal 1984, comissiona ad artisti opere grafiche e multipli da allegare a ogni numero della rivista. Ne parla il direttore,  Dieter Von Graffenried.
Dagli anni Ottanta a oggi quali sono stati i mutamenti più significativi nella produzione, nell’apprezzamento del pubblico e nel mercato in questo settore?
In questi 25 anni gli artisti hanno trasferito il concetto di riproduzione dalla stampa a una gamma più ampia di tecniche, come fotografie, oggetti, installazioni, arte multimediale ecc.
Nel corso della vostra intensa attività ci sono stati periodi in cui avete avvertito un maggiore interesse e, al contrario, periodi di calo?
Nell’ultimo quarto di secolo si è assistito alla nascita di un forte interesse per l’arte contemporanea e le riproduzioni sono diventate uno strumento molto diffuso perché consentono di immettere sul mercato molte opere di artisti viventi. Gli ultimi due anni hanno visto un rallentamento di questo sviluppo. Ora solo le riproduzioni di qualità, interessanti e originali continuano ad andare molto bene.
Come finanziate le opere commissionate?
«Parkett» finanzia la produzione di tutte le sue edizioni in anticipo.
Lavorate solo con «grandi firme». Ma quali sono state, dal 1984 a oggi, le 10 opere più richieste?
«Parkett» ha privilegiato la collaborazione con molti importanti artisti della nostra epoca, le cui riproduzioni rappresentano l’essenza della loro arte o rivelano una dimensione inattesa. Tra le più di 200 opere pubblicate sono molte quelle che si distinguono. Per citarne solo alcune: «Maternal Man» di Louise Bourgeois, «Table Cloth» di Daniel Buren, «Sigh, sigh, Sherlock!» di Urs Fischer, «Untitled» di Felix Gonzalez-Torres, «Weather Vane» di Rodney Graham, «What Goes up Must Come Down» di Damien Hirst,  «Inflated Balloon Flower» di Jeff Koons, «Violent Incident» di Bruce Nauman, «Not Yet Titled» di Cady Noland, «Talking Lights» di Tony Oursler, «Pair of Gloves» di Meret Oppenheim, «Night and Day Seascapes» di Hiroshi Sugimoto, «Photo Edition for Parkett» di Andy Warhol eccetera.
Le grandi fiere e le biennali riservano suffciente attenzione al mercato della grafica e del multiplo?
Una buona riproduzione può avere la stessa forza di qualsiasi altra opera d’arte. Il confine tradizionale tra i multipli e gli «originali» si sposta in continuazione, sono gli artisti a modificarlo. Le opere poderose si creano una propria visibilità.

di a cura di Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010


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