arezzo. La vicenda dell’Archivio Vasari sembrava alla svolta finale. Un’asta pubblica era imminente e avrebbe consentito allo Stato di concorrere con successo all’acquisto del bene. Ma ora tutto torna in gioco, L’asta è sospesa: il 20 marzo i carabinieri del Nucleo tutela beni culturali sequestrano l’Archivio. L’ordine è della Procura della Repubblica di Roma che da mesi indaga sul contratto con il quale i proprietari delle preziose carte, i quattro fratelli Festari, dicono di averle vendute alla società russa Ross Engineering per l’incredibile cifra di 150 milioni di euro. Secondo la Procura esistono «gravi indizi di reità per tentata truffa aggravata ai danni dello Stato». In pratica il contratto sarebbe soltanto una manovra per indurre il Mibac a comprare le preziose carte a un prezzo fuori mercato. Anche perché l’Archivio è di fatto indisponibile: il suo valore è limitato da un «vincolo pertinenziale» che lo lega alla casa museo di Arezzo dalla quale non può essere spostato.
L’irrompere nella vicenda del provvedimento di sequestro della magistratura coglie di sorpresa lo stesso Ministero e scompagina la sua strategia, che puntava sulla ormai prossima asta giudiziaria. Fino a quel momento, la partita tra Stato e proprietari dell’Archivio si era giocata su due scenari intrecciati: la vendita sospetta ai russi e l’asta giudiziaria.
Primo scenario: l’asta giudiziaria
La Equitalia Gerit, società che riscuote i tributi per conto dello Stato, ha da tempo pignorato l’Archivio perché i proprietari Festari devono al fisco 700mila euro di tasse. Il bene viene quindi messo all’asta dalla Gerit
ad Arezzo al prezzo base di 2.600mila euro stabilito dal perito del tribunale. Il 9 marzo, giorno dell’incanto, si presenta Luciano Scala del Mibac con un mandato preciso: comprare. Bondi dichiara che non si farà sfuggire l’Archivio. L’asta si apre ma viene immediatamente sospesa perché il giudice delle esecuzioni accoglie il ricorso in extremis degli eredi Festari: contestano il valore (troppo basso) fissato dalla perizia e l’insufficiente pubblicità data all’asta. Il 19 marzo il giudice del tribunale civile di Arezzo decide: tutto regolare, il prezzo è congruo. Presto sarà fissata la nuova data per l’incanto. A questo punto interviene il tribunale di Roma che sequestra l’Archivio. L’asta è sospesa.
Secondo scenario: la vendita ai russi
Il super contratto, esibito dai Festari, che prevede la vendita dell’Archivio alla holding russa Ross Engineering all’assurda cifra di 150 milioni di euro, per la procura romana è una tentata truffa allo Stato. Quel fantomatico contratto era già stato messo in mora dallo stesso Ministero. Il 2 marzo, senza attendere il tribunale di Roma che da novembre indagava sulla vicenda, il Ministero, per suo conto, lo ha dichiarato nullo. Vi sono infatti «lacune sostanziali riguardanti l’identificazione certa del soggetto acquirente e la sua legittimazione ad agire nell’acquisto». La Soprintendenza archivistica della Toscana considera quindi «non avvenuta e priva di ogni effetto di legge la denuncia di trasferimento della proprietà». Spiega il Mibac che in questi mesi ha chiesto più volte ufficialmente alla Ross e al suo rappresentante Vasilij Stepanov di conoscere l’esatta identità dell’acquirente e ha insistito per sapere in che veste agisca l’immobiliarista romano De Martino che si muove con una procura degli eredi Festari. Nessuna risposta è mai arrivata e quella «denuncia di vendita», ha dichiarato il Mibac, è priva di effetti. Gli eredi Festari sostengono invece la regolarità del contratto, affermano che è già firmato e quindi l’Archivio appartiene alla Ross. Hanno intanto denunciato al tribunale di Firenze Ministero, Soprintendenza archivistica toscana e Comune di Arezzo per una presunta cattiva conservazione dell’Archivio e la sua mancata valorizzazione. E adesso? Il ministro Bondi si è dichiarato soddisfatto del sequestro che conferma i tanti dubbi sul contratto, ma intanto i Festari potrebbero ancora pagare il debito al fisco e riaprire la questione della proprietà del bene sequestrato. Svanite le speranze di una rapida soluzione, la vicenda dell’Archivio Vasari si è così trasformata in un intricato groviglio giudiziario.
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