parigi. Erano 25 anni che l’inglese Lucian Freud, oggi ottantottenne, non veniva presentato a Parigi. Il Centre Pompidou, dopo una mostra nel 1987 che non aveva avuto il successo previsto, allestisce dal 10 marzo al 19 luglio una sua monografica con una cinquantina di grandi quadri, completati da una selezione di opere grafiche e di fotografie, provenienti soprattutto da collezioni private. «Lucian Freud, l’atelier» è una mostra incentrata sul tema dello studio dell’artista, e dà ampio spazio alle opere realizzate a partire dagli anni Ottanta, i famosi «Large interiors». I modelli sono dipinti nel mondo chiuso dell’atelier, il laboratorio del pittore. Il mondo esterno (i rari paesaggi urbani, edifici e costruzioni industriali di Londra, cortili o discariche) sono quelli che appaiono delle finestre. Il tema dello studio è per Freud una metafora della pittura: una relazione a porte chiuse tra l’artista e il modello. La presenza di piante verdi, un tema ricorrente, rappresenta la continuità tra il mondo vegetale e quello umano, così come gli animali stabiliscono un rapporto senza soluzioni di continuità con l’uomo. La mostra è divisa in quattro sezioni: «Interni/esterni» presenta grandi tele di paesaggi urbani visti dalle finestre dei diversi ateliers abitati dal pittore (a Paddington, dove l’artista si insediò nel 1943, il loft di Holland Park e la casa di Notting Hill) e di vedute del suo studio; «Riflessione/Riflesso» è dedicata agli autoritratti; la terza parte è invece incentrata sulle «Riprese», cioè grandi tele, a partire dagli anni Ottanta, che interrogano la pittura del passato; in «Come carne», infine, una serie di quadri degli anni Novanta illustra la posizione teorica dell’artista: «Voglio che la pittura sia carne». © Riproduzione riservata