arezzo. Torna alla ribalta l’intricata vicenda dell’archivio di casa Vasari, un insieme di preziosi documenti che sarebbero stati venduti nel settembre 2009 a una società russa, la Ross Engineering di Vassilij Stepanov per l’esorbitante cifra di 150 milioni di euro. Somma del tutto fuori mercato che ha immediatamente suscitato dubbi e sospetti sull’affare. È noto infatti che l’archivio è legato a casa Vasari (museo dello Stato) da un «vincolo pertinenziale», che non può essere quindi spostato dalla sua stanza blindata e neppure fotocopiato senza l’autorizzazione della Soprintendenza. La novità viene dall’avvocato della famiglia Festari, Alberto Marchetti: ha fatto sapere che all’inizio di marzo saranno ad Arezzo gli acquirenti dell’archivio «per controllare le condizioni del bene». Ma di questa visita la soprintendente ai beni archivistici della Toscana Diana Toccafondi non sa nulla. Eppure è la responsabile dell’archivio e lei soltanto può consentire l’accesso all’archivio. Secondo Marchetti la visita sarebbe anche in rapporto con la possibilità per lo Stato di esercitare il diritto di prelazione che scade il 21 marzo prossimo. Poco è cambiato dall’ottobre scorso, quando la famiglia Festari ha comunicato al Ministero di aver venduto l’archivio ai russi. Il bene resta vincolato e per di più pignorato dalla Gerit per tasse non pagate dai proprietari: 600mila euro e nessuno finora ha estinto il debito. Continuano intanto le indagini del Tribunale per capire che cosa ci sia di vero in quel super-contratto da 150 milioni. La società russa, dopo una breve conferenza stampa a Mosca, è scomparsa. Nessuna risposta ha ricevuto la stessa Soprintendenza che ha tentato di mettersi in contatto con l’amministratore delegato della Ross, Stepanov, per avere documenti e conferme. Anche al Ministero vorrebbero capire quale sia la vera «controparte» per esercitare una eventuale azione di tutela. «Abbiamo ancora qualche carta da giocare», dicono al Ministero, che si dichiara disposto all’acquisto dell’archivio ma non certo alla cifra assurda di 150milioni. Il Tribunale di Roma ha intanto incaricato un esperto di fare una nuova expertise. Allora l’archivio venne valutato 1,8 milioni di euro, aggiornato poi a 2,5. La perizia in corso non dovrebbe essere molto diversa e su quella base il Ministero è disposto a trattare. Ma ripete che il «vincolo pertinenziale» resterà comunque e in questa situazione il valore di mercato di quei documenti è praticamente nullo. Manca poco alla soluzione del mistero Vasari. Il tempo gioca contro gli eredi Festari. Se vogliono trattare con lo Stato devono farlo entro il 21 marzo (scadenza del diritto di prelazione). La pressione che viene esercitata sul Ministero attraverso il contratto russo cadrà; se il contratto è un bluff, come è probabile, verrà scoperto. Comunque vada, garantisce il Mibac, l’archivio non si muoverà da casa Vasari, ad Arezzo. © Riproduzione riservata