Alberto Ronchey è morto il 5 marzo nella sua casa romana. Lo ha annunciato a funerali avvenuti la figlia Silvia, bizantinista. Era nato a Roma il 27 settembre 1926. Laureato in Giurisprudenza, docente di sociologia a Ca' Foscari, aveva iniziato a collaborare come giornalista alla «Voce Repubblicana» ed era stato segretario dei giovani del Pri fino al '46. Direttore di «La Stampa» dal '68 al '73, era diventato editorialista prima per il quotidiano torinese e poi per il «Corriere della Sera», lasciato nel 1981, quindi per «La Repubblica». Dal 1994 al 1998 aveva presieduto il Gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera.
Dal 28 giugno 1992 all'11 maggio 1994 era stato ministro per i Beni culturali (governi Amato e Ciampi), subentrando a Giulio Andreotti, che aveva retto ad interim il dicastero dal 13 aprile del '91. Al momento della nomina, Ronchey aveva dichiarato che essa gli era giunta del tutto inattesa e di non avere una competenza specifica nei Beni Culturali, aggiungendo che avrebbe rinunciato alle vacanze per mettersi a studiare: «Non è detto che per tutta la vita si debbano fare le stesse cose. Certo, si tratta di imparare un nuovo mestiere, ma questo non mi spaventa». È conosciuta con il suo nome la legge varata durante il suo mandato ministeriale, la n.4 del 1993 (la cosiddetta legge Ronchey), che ha aperto all’iniziativa privata la gestione del patrimonio artistico, consentendo a imprese esterne all'amministrazione pubblica di organizzare servizi di accoglienza e ristoro nei luoghi d’arte.
Nel 2004 era presso Rizzoli una sua lunga conversazione con Pierluigi Battista, Il fattore R, in cui ripercorreva le svolte e le crisi dell'ultimo sessantennio nella storia italiana e mondiale. Di lui Indro Montanelli aveva scritto: «Noi dobbiamo a Ronchey alcuni dei migliori saggi apparsi negli ultimi trenta o quarant'anni nella carta stampata, non soltanto italiana, di politica, economia, sociologia (quella vera): frutto di lunghi soggiorni in tutti i paesi d'Europa, in America, in Cina, in Giappone, d'indagini da 007 nelle loro viscere, di attente e vaste letture».