
Dopo due anni di chiusura per lavori si è riaperta il 3 marzo a Barcellona la Fundació Antoni Tàpies. Nata nel 1984 per volontà dell’artista, oggi 86enne, la fondazione è ospitata in un edificio modernista opera di Lluis Domènech i Montaner, già sede della casa editrice Montaner y Simón e dichiarato monumento storico nel 1997. La ristrutturazione, affidata allo studio di architettura Ábalos+Sentkiewicz e costata nel complesso 8,3 milioni di euro, ha adeguato l’edificio alle nuove norme di sicurezza e lo ha dotato di strutture rispondenti alle esigenze di persone con disabilità. Si è poi intervenuti sulle sale espositive al pianterreno, di cui si sono recuperate le rifiniture dei primi del ’900, e sull’ingresso, ora liberato dalla libreria che copriva la vista della magnifica sala centrale. I lavori hanno inoltre permesso di ricavare un’area di circa 400 metri quadrati, adibita a uffici, mentre lo spazio che questi occupavano al secondo piano è ora destinato alle attività didattiche e all’archivio.
Sulla terrazza interna dell’edificio è stata installata in permanenza una versione ridotta (alta 2 metri e 75, contro i 18 del progetto originale) della controversa scultura «El Mitjó» (il calzino. Bucato, per di più), commissionata e poi respinta dall’amministrazione comunale, destinata in origine al Salone ovale del Museu Nacional d’Arte de Catalunya, aperto dal 1995. Continua a coronare invece la facciata dell’edificio un’altra opera di Tàpies, «Núvol i cadira» (Nuvola e sedia). La mostra di riapertura della fondazione, dal titolo «Antoni Tàpies. I luoghi dell’arte» allinea alcuni lavori realizzati dall'artista in anni recenti e 120 opere della sua collezione privata, che spaziano dall’arte sumera ai maestri moderni. A seguire, dal 14 maggio al 1° agosto, una mostra di Eva Hesse.