
I cataloghi delle mostre assumono spesso il valore di necessario surrogato delle mancate visite (non si può vedere tutto) alle numerose esposizioni che nel corso dell’anno sollecitano la nostra curiosità. Qualche tempo fa sfogliavo uno di questi fondamentali strumenti dedicato a illustrare la vicenda artistica di Juan Bautista Maíno (1581–1649), un pittore spagnolo di cultura caravaggesca di poco più vecchio di Velázquez ma di lui molto meno noto, certo che oramai non sarei più riuscito a visitare la mostra organizzata dal Museo del Prado a Madrid (ottobre 2009– gennaio 2010). L’insolito formato quasi in-folio del volume (a cura di Leticia Ruiz Gómez, edizioni del Museo del Prado, 2009) rendeva necessario l’utilizzo di un tavolo per la consultazione e ci si accorgeva, sfogliandolo, che la qualità dell’impaginato e delle riproduzioni a colori era molto al di sopra dello standard odierno di simili prodotti editoriali. Il nucleo portante della mostra era costituito dai dieci elementi del grande retablo già nella ...
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