
Nel saggio introduttivo del catalogo (il primo di quattro tomi, presentato il 24 febbraio al MaXXI di Roma), Jean-Christophe Ammann pone particolare enfasi sulla nozione di «entropia», teorizzata da autorevoli testi contemporanei a Boetti: forse lettore di Monod o Arnheim, l’artista ne avrebbe tratto sollecitazioni su possibili analogie tra arte, cosmologia e termodinamica. Non sarebbe stato opportuno aggiungere che la conoscenza degli orientamenti Antiform, giunta in coincidenza con la partecipazione alle mostre «Live in your Head» (nel 1969 alla Kunsthalle di Berna) e «Conceptual Art Arte povera Land Art» (nel 1970 alla Gam di Torino), può avere incoraggiato l’adozione, se non di pratiche, di dizionari?Curato nella riproduzione di opere e ricco di informazione negli apparati, il primo volume del catalogo generale presenta qualche lacuna nella parte saggistica, che tralascia curiosamente di tracciare rapporti e connessioni, particolarmente con l’arte americana di fine anni Sessanta. Certo, per tornare al tema dell’«entropia», l’attività dell’artista mostra mirabili caratteri di organizzazione e serialità.
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