
Le pagine nere, di grande formato, si aprono su scorci luminosi, finestroni che illuminano antichi impiantiti, mobilio tirato a lucido, sale affrescate, moderne sale studio informatizzate, file e file di scaffali, solenni armaria seicenteschi, filze, buste e faldoni dagli eleganti dorsi calligrafici, complicati chiavistelli o vetusti cartellini ingialliti («È di rigore per tutti lasciare al posto del volume che si prende per ragioni di studio una schedina debitamente firmata»). Ambienti quieti e deserti, in cui entrare in punta di piedi. L’Archivio Segreto Vaticano si dispiega per la prima volta nei suoi spazi pubblici e in quelli più inaccessibili, dalle sale di studio alla Torre dei Venti, affrescata dal Pomarancio e dai fiamminghi Matteo e Paul Bril, dal piano diplomatico ai depositi sotterranei ai laboratori (di legatoria e restauro, fotografico e di restauro dei sigilli, il più recente), in uno straordinario libro fotografico edito dalla belga Vdh Book che alle immagini dei luoghi inframmezza la lettura di documenti selezionati dagli immensi fondi che costituiscono l’«archivum secretum», ovvero privato, del Papa.
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