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Skira

Le prigioni di Egon

Autentico o costruito a tavolino? Torna il Diario dal carcere di Schiele

Il 13 aprile del 1912 Egon Schiele, all’epoca ventunenne, conosce lo choc della detenzione nel carcere di Neulengbach, la cittadina alle porte di Vienna in cui si era da poco stabilito. L’accusa: aver sequestrato e sedotto una minorenne. Accusa infamante, poi rivelatasi infondata. Nel processo che ne seguì l’artista venne tuttavia ritenuto colpevole di avere lasciato i suoi disegni pornografici a portata dei molti adolescenti che frequentavano la casa-atelier in cui Egon, scandalosamente, viveva more uxorio con Wally Neuzil (la «rossa» con gli occhi verdi che figura in tanti dei suoi lavori). E con un gesto teatrale, uno dei giudici bruciò in aula uno dei fogli  incriminati.Il trauma del carcere prostrò profondamente l’artista, che il 9 maggio 1912, ormai libero, scriveva all’amico critico d’arte Arthur Roessler: «...non ho più forze, ... mi sento così infelice! Ho trascorso 24 giorni in carcere... Ho subito di tutto e nei prossimi giorni le scriverò per raccontarle tutto». Quel «tutto» Roessler lo divulga per la prima volta dieci anni dopo i fatti, nel 1922, sotto forma di Diario dal carcere dell’artista.
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(il testo integrale è disponibile per gli abbonati)

di Anna Maria Farinato, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010


  • Egon Schiele, Autoritratto, 1913

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