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Aste


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Londra

Magro, ma venduto a 1,78 milioni al chilo

65 milioni di sterline (104,3 milioni di dollari): con Giacometti Londra soffia a New York il ruolo di piazza dei record (ma per superare Picasso bisogna tradurlo in valuta Usa)

Londra, 3 febbraio: nell'asta di Sotheby's è il turno del bronzo di Giacometti. Sarà record

Londra. Fuochi d’artificio lo scorso mese a Londra durante le due esuberanti settimane di aste, con prezzi alle stelle e una raffica di nuovi record messi a segno nelle vendite di arte impressionista e moderna, del dopoguerra e contemporanea.
«Le aste spesso illustrano la situazione del mercato privato. Gli ottimi risultati di queste vendite hanno confermato la costante crescita di fiducia da parte dei collezionisti nelle arene pubbliche e private», ha dichiarato il mercante Nicholas Maclean. La combinazione tra opere di ottima qualità e stime contenute si è rivelata determinante. Sullo sfondo di un’economia planetaria instabile, gli acquirenti sono intenzionati a puntare sul mondo dell’arte per investimenti sicuri. «I contanti non mancano, ha rivelato il mercante Christophe van de Weghe. Le banche non concedono prestiti e la gente teme il mercato azionario, per questo l’arte è un’alternativa interessante».

Arte impressionista e moderna
Christie’s, 2 febbraio
Buona l’asta di Christie’s, per un incasso totale di 76,1 milioni di euro, di poco superiore ai 75,4 milioni della stima, un venduto per lotto dell’87% e per valore del 95%. Il primo record dell’asta è stato messo a segno da «Badende» (1927) di Otto Mueller. L’opera ha superato la stima di 570-800mila euro ed è stata pagata 2,37 milioni da un cliente russo, in collegamento telefonico, che ha voluto mantenere l’anonimato.
I collezionisti russi, presenti in forze, si sono mostrati interessati in particolare a opere di Ludwig Kirchner e di Natalia Goncarova che con «Espagnole», 1916 ca, ha stabilito un nuovo record in asta per un’opera di un’artista donna. Il quadro, stimato 4,5-6,8 milioni di euro, è stato venduto a 7,3 milioni.
Top lot di Christie’s il quadro «Tête de femme», 1963, di Picasso, ritratto della seconda moglie, che ha superato di più del doppio la stima di 3,4-4,5 milioni. L’opera, messa in asta dalla famiglia Newberg di Chicago, vittima della frode finanziaria di Bernard Madoff, è stata aggiudicata al gioielliere Lawrence Graff che ha dichiarato: «Con rilanci così frenetici, se vuoi comprare qualcosa di importante devi essere coraggioso e superare i limiti degli altri».

Sotheby’s, 3 febbraio
Erano forti le aspettative per l’asta serale di Sotheby’s, che proponeva «Pichet et fruits sur une table», 1893-94, di Cézanne, «L’homme qui marche I», 1961, di Giacometti e «Kirche in Cassone», 1913, di Klimt a oltre 10 milioni di sterline l’una, importante segnale del miglior stato di salute del mercato (nel 2009 Sotheby’s ha venduto soltanto tre opere sopra i 10 milioni in tutti i settori). La sala ha assistito in silenzio a una gara durata otto minuti tra dieci offerenti per l’opera di Giacometti. Aggiudicata a un anonimo acquirente al telefono per 65 milioni di sterline (104,3 milioni di dollari, che considerato il peso della scultura, 58,3 kg, significa 1,78 milioni di dollari al chilo), l’opera è ora la più cara mai passata in asta considerando il nominale in dollari (e senza rivalutare i prezzi d’epoca). Il catalogo di 39 lotti che totalizzava la cifra record di 146,8 milioni di sterline (167,5 milioni di euro), il più alto di tutti i tempi per un’asta londinese, contro una stima di 79-116 milioni, con un venduto per lotto del 79,5%. «L’offerta era ottima», ha dichiarato Peter Nagy dopo l’asta, dove ha comprato «Donna seduta con calze viola», 1917, di Schiele per 5,6 milioni di euro (stima 3,4-5,7 milioni). «Prima il mercato non offriva nulla, i soldi c’erano ma non si trovavano opere». Record anche per Klimt, che ha ampiamente raddoppiato la stima minima di 13,6 milioni di euro a quota 30,7, il paesaggio più caro dell’artista mai passato in asta. Si è così conclusa per il dipinto una lunga vicenda di richiesta di restituzione da parte dell’ottantunenne Georges Jorisch, pronipote del magnate viennese dell’acciaio Viktor Zuckerkandl, primo proprietario dell’opera, di cui si persero le tracce durante la guerra (non è mai stato chiarito se sia stata confiscata dai nazisti o dai sovietici). «Si chiude un lungo capitolo della mia vita», ha commentato Jorisch dopo l’asta.
Meno bene invece il Cézanne. I rilanci si sono fermati intorno ai 10 milioni e il banditore Henry Wyndham si è rivolto alla sala: «Ci siete ancora? Datemi un segnale!». L’opera è stata aggiudicata a 13,5 milioni diritti compresi (stime 11-17).

Alberto Giacometti
74,2 milioni
«L’Homme qui marche I», 1962  (stime 13,5-20 milioni), Sotheby’s. Acquistato da un cliente collegato telefonicamente con Philip Hook
Il ritmo si è fatto incalzante per questo calco a grandezza naturale di una delle opere simbolo di Giacometti, consegnato per la vendita dalla banca tedesca Commerzbank. Cheyenne Westphal, chairman di arte contemporanea di Sotheby’s, ha ricevuto un’offerta telefonica di 13,6 milioni di euro prima ancora che il lotto venisse presentato dall’imperturbabile banditore Henry Wyndham, che scherzava: «Ai posti di partenza... Pronti? Via!». Da quel momento si è scatenata una sfida all’ultimo sangue, con rilanci nell’ordine dei 2 milioni. Alla fine, testa a testa fra tre membri dello staff di Sotheby’s, tutti al telefono: lo specialista Oliver Barker, il presidente e amministratore delegato Bill Ruprecht (visto molto raramente al telefono in un’asta), e il senior director Philip Hook, che si è aggiudicato il lotto. Agli attuali tassi di cambio la scultura ruba a Picasso la corona di artista più caro di tutti i tempi in asta («Garçon à la pipe» di Picasso faceva 104,17 milioni di dollari nel 2004 a New York, cifra inferiore rispetto ai 104,3 milioni spuntati da Giacometti). «Non credevo che Giacometti arrivasse così in alto», dichiarava Alex Acquavella, «ma si tratta di un’opera di qualità museale che si è sempre saputo che sarebbe andata bene». Considerando i rilanci sopra i 35 milioni, sarebbe interessante sapere non solo chi ha comprato la statua ma anche chi è stato underbidder.

Ernst L. Kirchner
3,4 milioni

«Variétéparade», 1910-26 (stime 1,1-1,7 milioni), Sotheby’s
Sebbene datato nell’angolo in basso 1908, questo dipinto risale probabilmente agli anni ’20, quando Kirchner retrodatò diverse opere. Pur non essendo una delle sue opere migliori, il quadro ha suscitato l’interesse degli offerenti, tra cui la russa Maya Avelitcheva, che ha rilanciato per conto della AVC Charity Foundation, lady Naglea Neville e il mercante di Colonia Alex Lachmann che, insieme allo staff di Sotheby’s impegnato ai telefoni, ha fatto salire il prezzo al doppio delle stime.londra. «È stato un momento di ottimismo», secondo Adam Sheffer di Cheim & Read dopo le aste di arte contemporanea. Il successo delle vendite di impressionisti e moderni ha iniettato fiducia sulla scena delle aste londinesi anche nel contemporaneo. Le case d’asta hanno tenuto stime basse. «Al momento le stime sono il terreno di scontro più duro», ha dichiarato in conferenza stampa Brett Gorvy, condirettore internazionale di arte del dopoguerra e contemporanea di Christie’s. «Visto il successo di queste aste le cose sono destinate a migliorare; dobbiamo mantenere stime realistiche e tenere alta la fiducia dei compratori. Si è visto un mercato in forte ripresa, ma occorre ancora cautela».
I lotti sono stati aggiudicati soprattutto ad acquirenti europei, ma il mercato ora guarda agli Stati Uniti, con le fiere di questo mese e le aste di maggio. «Gli americani sono caduti in fretta ma tornano sempre più forti di prima. Quando il mercato si riprenderà davvero saranno gli americani a controllare la scena», ha commentato il gallerista di Parigi/Salisburgo Thaddaeus Ropac. Il consulente d’arte di New York Stefano Basilico afferma: «Queste aste hanno segnato un ritorno alla fiducia: la buona notizia è che ultimamente di appuntamenti di questo genere ce ne sono stati parecchi».

di Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010


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