
Michael Baxandall, in Patterns of Intention (1985; ed. it. Forme dell’intenzione, Einaudi, 2000 Ndr), proponeva, per interpretare le opere d’arte, l’applicazione della «critica inferenziale»: partendo dal dipinto, risalire alla cultura nella quale era stato prodotto, ricostruendo così le intenzioni dell’artista. Non ho trovato ultimamente miglior esempio di quella che chiamerei «critica storica inferenziale» del libro di Marco Paoli, dirigente del Ministero per i Beni e le Attività culturali, non a caso intitolato Jan van Eyck alla conquista della Rosa. Il Matrimonio «Arnolfini» della National Gallery di Londra. Soluzione di un enigma. Si tratta di un testo audace, con una tesi di fondo molto chiara, sviluppata sull’analisi del programma iconografico generale, delle tendenze simboliche e delle caratteristiche fondamentali dell’ambiente in cui Jan van Eyck visse e operò e dal quale trasse spunti per realizzare la sua opera. Dopo una circostanziata e convincente disamina di tesi precedenti, l’autore arriva a rigettare l’interpretazione generalmente accettata che i due effigiati siano i coniugi Arnolfini (Giovanni di Arrigo e Giovanna Cenami).
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