Va bene essere la Cuccarini delle fiere, cioè la più amata dagli italiani, va bene voler saggiamente mantenere il proprio doppio canale moderno-contemporaneo classicheggiante: ma ad Arte Fiera, se era straziante lo stand «muto» in memoria di Claudia Gian Ferrari, faceva stringere il cuore l’assenza di alcuni protagonisti del mercato italiano e internazionale, attivi su versanti cronologicamente più attuali. Due nomi per tutti: davvero si può fare a meno di De Carlo e di Giò Marconi? Ovviamente no, pena la provincializzazione di quella che resta la più importante mostra mercato del settore in Italia. E che cosa si deve fare per riportarceli? Correre ai ripari e in fretta, perché i primi sintomi della predetta provincializzazione si sono già avvertiti, proprio alla luce delle assenze, anche se, quelle milanesi, forse sono state motivate dall’imminenza di MiArt che continua nel suo progetto di rilancio, con l’Expo 2015 che potrebbe via via incoraggiare il definitivo decollo. Da un lato, occorre prendere atto di un mercato in difficoltà sul contemporaneo più «osé» ma, almeno in Italia, bloccato anche sul fronte dei pezzi da novanta della modernità.
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