
Roma. Dopo Mondovì e la nativa Trento (cfr. Il Giornale dell'Arte n. 293, dic. ’09, p. 20), le celebrazioni per il terzo centenario della morte di Andrea Pozzo (1642-1709) si concludono nella città che segnò il trionfo della sua carriera con gli affreschi illusionistici di Sant’Ignazio. «Mirabili disinganni» (catalogo Artemide), allestita a Palazzo Poli dal 5 marzo al 2 maggio per la cura di Richard Bösel e Lydia Salviucci Insolera, è focalizzata sulle invenzioni prospettiche del pittore gesuita. Cuore della mostra è il suo trattato Perspectiva Pictorum et Architectorum, pubblicato a Roma a fine Seicento e tradotto nelle più importanti lingue, cinese incluso. Le circa 200 matrici in rame originali delle sue illustrazioni sono entrate di recente all’Istituto Nazionale per la Grafica. In mostra una serie di strumenti matematici e di disegno ricostruiti formano un laboratorio che facilita la comprensione dei capolavori romani illustrati nel percorso da opere grafiche e pittoriche in prestito da Roma e Firenze. Si segue il processo creativo attraverso disegni preparatori, incisioni e bozzetti dipinti, mentre le tavole del trattato aiutano a capire le mosse tecniche necessarie per realizzare le pitture e trasporle sulle irregolari superfici delle volte. In mostra il modello ligneo originale per l’altare di san Luigi Gonzaga in Sant’Ignazio e i disegni degli Uffizi di apparati scenografici per le «Quarantore», teatri sacri allestiti nelle chiese dei gesuiti durante il carnevale e la settimana santa. Altri disegni inediti da collezione privata, attribuibili a uno stretto collaboratore, ricordano la sua influenza sull’arte del tempo, a cui contribuì l’«accademia» da lui creata al Collegio romano per artisti di tutta Europa.