
Roger Scruton, autore del saggio Beauty (edito dalla Oxford University Press), è convinto che tutti abbiano la capacità di convenire nel definire il bello, poiché si tratterebbe di un giudizio radicato nella razionalità. Quando occorre scegliere se la bellezza sia una qualità inerente agli oggetti, una proiezione verso l’esterno di preferenze soggettive o una via di mezzo tra le due, Scruton opta per quest’ultima ipotesi. L’autore, tuttavia, considera perlopiù i giudizi sulla bellezza come legati a una qualità soggettivamente determinabile, ascrivibile a una grande varietà di elementi. Si tratta invece di stabilire le diverse esperienze attraverso le quali percepiamo il mondo e i diversi significati che scaturiscono da queste esperienze. Ma questo, argomenta Scruton, è più della semplice soggettività, per l’elemento chiave sopra menzionato: il comune accordo nei giudizi estetici ha radici razionali. I giudizi su cui può esservi concordia sono legati a un certo tipo di atteggiamento, uno stato mentale, nel quale consiste l’esperienza della bellezza.
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