
madrid. Il Museo Thyssen-Bornemisza e la Fundación Caja Madrid ospitano dal 23 febbraio al 30 maggio la mostra «Monet e l’astrazione». Attraverso un centinaio di opere, la curatrice Paloma Alarcó vuole rafforzare la già consolidata lettura della produzione del pittore impressionista come radice di tanta parte dell’arte astratta del secondo ’900. Dagli eterei paesaggi londinesi fino alle rappresentazioni monumentali del suo giardino di Giverny, «Ninfee» incluse, ovviamente, dove trascorse gli ultimi quarant’anni di vita, viene analizzata l’ossessione di Monet per l’istantaneità della percezione e del tempo, cosa che lo portò a sfocare la rappresentazione pittorica. La sua opera fu etichettata come anacronistica dalle correnti d’avanguardia che dominarono l’inizio del XX secolo, ma negli anni Cinquanta una nuova generazione di artisti americani ed europei (in mostra, Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Sam Francis, Joan Mitchell, Adolph Gottlieb, André Masson, Philip Guston e Gerhard Richter) lo rivalutò come il profeta delle correnti materiche della pittura moderna.
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