
Quattro mesi per mettersi in regola: è il tempo rimasto al Comune di Napoli per consegnare all’Unesco, che lo aspetta da 15 anni, il Piano di Gestione e conservazione del centro storico: 720 ettari dal 1995 inseriti nella lista del Patrimonio mondiale. Se non lo farà entro febbraio, alla prossima sessione di Bahrain, il «marchio» verrà ritirato. A Napoli decine di monumenti e di edifici storici sono oggi inagibili o chiusi, un centinaio le chiese e cappelle gentilizie sbarrate, non visitabili e in pericolo. Dal loggiato dissestato della chiesa più famosa, Santa Chiara, a San Carlo alle Mortelle, gioiello dei Quartieri Spagnoli. «Sono proprio le condizioni di umiliante degrado del patrimonio a convincere le Commissioni Unesco nella riunione di giugno a Siviglia, all’invio dell’ultimatum: o si cambia o Napoli è fuori», afferma Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo di Napoli che da anni si batte, con altre associazioni, contro il degrado del centro storico. L’Italia, che con 45 siti «Patrimonio dell’Umanità» detiene il record mondiale del marchio Unesco, ha inserito nella legge n.
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