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Restauro


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Palermo

Delizia all’Olivuzza

Il Villino Florio è rinato dalle ceneri

Il Villino Florio a Palermo

PALERMO. È stato riaperto al pubblico lo scorso 10 dicembre, dopo un lungo intervento di restauro filologico, il Villino Florio all’Olivuzza, una delle più preziose testimonianze della felice stagione del Liberty palermitano, ideato e progettato dall’architetto Ernesto Basile tra il 1900 e il 1901 su incarico di Vincenzo Florio, fratello del capofamiglia Ignazio e cognato della celebre donna Franca.
La palazzina, posta all’interno del parco dell’Olivuzza (ove si trovavano un serraglio, un laghetto, la serra per le orchidee, un chioschetto siculo-normanno e un tempietto neoclassico) fu concepita come un padiglione delle delizie per il rampollo dei Florio dalla fantasia di Basile che si sbizzarrì tra citazioni orientaleggianti e gotiche. Distrutta nel 1962 da un incendio doloso, solo nel 1984 fu acquisita dalla Soprintendenza ed è stata oggetto di diversi interventi di restauro di natura sia  architettonica sia decorativa. L’ultimo, definitivo, durato circa tre anni, è stato cofinanziato dall’assessorato regionale  Beni culturali e ambientali e dall’Unione Europea grazie ai fondi di Agenda 2000, per un importo complessivo di 1,8 milioni di euro.
Il progetto, a cura della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Palermo, diretta da Adele Mormino, è stato redatto da Salvo Lo Nardo; Giulia Davì e Marilù Miranda hanno curato la direzione dei lavori, Matteo Scognamiglio è stato il responsabile unico del procedimento. I lavori sono stati affidati alla ditta Ati Sice srl.
Si è provveduto alla pulitura dei paramenti murari esterni, al consolidamento delle parti strutturali danneggiate dal fuoco e al rifacimento di tutti gli apparati decorativi interni (boiseries, tappezzerie), di alcuni arredi mobili, come i divani, e della vetrata policroma del salone. Tutti gli elementi sono stati riprodotti fedelmente con l’aiuto di fotografie, dipinti e documenti d’epoca, per riproporre le curvature di ferri e legni e ricostruire disegni, colori e trame delle preziose stoffe in stile floreale. Il villino è un’opera d’arte totale, fedele al tipico gusto fin de siècle, nel quale tutto, dalla macrodimensione dell’edificio che si snoda su cinque livelli a quella minima di ogni dettaglio decorativo, obbedisce alla stessa fluidità di forme, di linee curve e rette, e a una medesima ricercata raffinatezza, per un piccolo gioiello che meravigliò regnanti (tra cui il Kaiser Guglielmo II) ed esponenti del bel mondo di tutta Europa. Per riproporre esattamente le parti decorative lignee ci si è avvalsi di modelli in gesso da riprodurre tramite il pantografo. Il leggiadro ramage che occupava il soffitto del vano dello scalone di rappresentanza è stato ricostruito al computer con il Cnr Ibam di Lecce.
Il Villino, attualmente visitabile e riaperto per il primo mese con una mostra sulla corsa automobilistica Targa Florio, ideata proprio da Vincenzo Florio, è oggi parte del demanio storico artistico della Regione Siciliana ai sensi del Codice Urbani. Si attende adesso di capire a quale destinazione verrà adibito.


di Marina Giordano, da Il Giornale dell'Arte numero 294, gennaio 2010


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