«La Svissera, la Svissera, la Svissera, l’è un bel pais»: quand’eravamo ragazzini cantavamo chissà perché questo refrain sull’aria di un noto motivo. Che la Svissera fosse un paese bello, ma anche diverso ce ne saremmo poi accorti nel corso della vita. Per esempio, quando scoprimmo che potevamo scegliere di far arrivare un nostro pacchetto a Ginevra entro le nove del mattino dopo oppure entro mezzogiorno, risparmiando qualche centesimo, quando da noi il dubbio amletico era se sarebbe mai arrivato, dopo un mese o forse due. Oppure quando fu indetto un referendum confederale su come spendere gli utili (sì, gli utili!) del servizio postale, se per cambiare le divise o l’arredamento degli uffici. O quando ci informarono che le Poste svizzere avevano deciso di non accettare più pacchetti postali caldi. Spiegazione: le mogli degli immigrati italiani, turchi eccetera avevano scoperto che non era necessario alzarsi alle cinque del mattino per preparare al marito che lavorava nell’edilizia il famoso baracchino di metallo contenente il pranzo di mezzogiorno.
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