
«Le parole di un artista vanno sempre prese con cautela. L’opera finita è spesso estranea a – e talvolta in contraddizione con – quanto l’artista sentiva o voleva esprimere inizialmente [...] L’artista che discute il cosiddetto significato della sua opera spesso descrive una questione letteraria marginale». Le parole di Louise Bourgeois sembrano ironizzare sul senso stesso del volume curato da Bernadac e Obrist, ma questa raccolta di scritti, tradotti finalmente, e in forma ampliata, a dieci anni dalla loro prima edizione in inglese, permette un possibile approccio mediato, e immediato, all’opera dell’artista franco-statunitense, icona del XXI secolo al pari delle sue opere. Vero è che il cuore dell’arte di Bourgeois, di straordinaria violenza e incisività, non si definisce per parole, ma piuttosto come visceralità. Fisica, prima ancora che intellettuale. Il modo in cui l’opera va dritta al punto, senza altra intermediazione che non sia quella della forma artistica, fa appello alla verità del corpo prima ancora che alla comprensione intellettuale: forma di difesa, pinza con cui afferrare il mondo e la scomoda realtà dell’esistere.
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