
Francesca Brezzi consegna con il suo breve saggio su Barbara, (nome d’arte di Olga Biglieri Scurto, scomparsa a Roma, ottantaseienne, nel 2002, Ndr), aeropittrice futurista prima, artista femminista poi, una ben riuscita lettura declinata secondo l’approccio di genere. Nell’anno del centenario un contributo ulteriore all’annoso dibattito sui rapporti tra Futurismo e donne, che Brezzi legge in chiave di presa di distanza reciproca, e di sostanziale ambiguità. Una visione valida pur tenendo conto della sostanziale alterità, rispetto a qualsiasi altra possibilità espressiva aperta alle donne italiane dell’epoca, del movimento marinettiano, il quale offriva occasioni finalmente slegate, almeno in parte, da convenzioni accademiche fondate sulla norma patriarcale; il tutto in un contesto in cui solo da pochi anni si era aperta alle donne la possibilità di una formazione artistica accademica, e pur sempre con limiti e diffidenze. Come giustamente sottolineato da Brezzi, l’adesione femminile alle istanze futuriste si colora di una sostanziale sperimentazione non solo artistica, ma esistenziale: il rapporto arte-vita, la possibilità di espressione nuova, diversa, profonda del sé.
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