È singolare che a caratterizzare questa antologia sia un ordinamento non cronologico dei testi: proprio Fossati, nel 1985, contestava alla curatrice del volume dedicato agli scritti longhiani sull’Otto e Novecento di avere trascurato il più trasparente dei criteri. Ha senso, si chiedeva, «costruire una sequenza che va da saggi a testi per cataloghi e presentazioni di mostre, ad articoli per quotidiani e periodici», condurre il lettore per «le montagne russe» di una cronologia non lineare? La questione è piccola, ma non trascurabile. Per un critico e storico come Fossati sembra difficile, persino improduttivo, distinguere tra testi minori o maggiori, oppure figure professionali (citiamo dall’antologia): il «lettore di professione», il «critico militante», lo storico, il «teorico culturale». Storiografia e critica, interpretazione e teoria, condivisione e giudizio risultano sempre intrecciati in maniera relativamente indissolubile, al punto che spunti di polemica attraversano considerazioni di largo raggio, momenti di malumore increspano osservazioni illuminanti.
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