C’è un confine, sottilissimo, oscuramente attraente, ove ciò che non è detto e non è mostrato parla per assenza, o urla il proprio nome fino a farsi vedere. È il confine tra parola e immagine, ove le due si sovrappongono e per eccesso o per difetto estendono la conoscenza ben oltre l’intenzione. Su questo limes ambiguo si muovono, con leggerezza ed estrema serietà, due libri non propriamente d’arte ma in cui l’arte gioca un ruolo risolutamente estensivo della conoscenza: Vertigine della lista, di Umberto Eco, e La cura dei piaceri. Costruzione di un’erotica solare, di Michel Onfray.«[Gli animali si dividono in] 1. Appartenenti all’imperatore 2. Imbalsamati 3. Ammaestrati 4. Maialini da latte 5. Sirene 6. Favolosi 7. Cani randagi 8. Inclusi nella presente classificazione 9. Che si agitano come pazzi 10. Innumerevoli 11. Disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello 12. Eccetera 13. Che hanno rotto il vaso 14. Che da lontano sembrano mosche».Con estremo divertimento Eco presenta un’antologia ...
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