
Tarquinia (Vt). È rimasto inesplorato per secoli il «Tumulo della Regina» a Tarquinia. Fino a quando l’archeologo Alessandro Mandolesi con la sua équipe dell’Università degli Studi di Torino in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici per l’Etruria meridionale ha deciso di metterlo in luce. Questo grande complesso funerario di età orientalizzante (VII secolo a.C.) occupa insieme col «Tumulo del Re» l’area della necropoli della Doganaccia. Due campagne di scavo, l’ultima conclusasi un mese fa, sono bastate a Mandolesi per capire di essere davanti alla più grande tomba a tumulo della metropoli etrusca, appartenente sicuramente a un personaggio di alto rango, forse vicino alla figura dei re etruschi (lucumoni). «Abbiamo trovato una necropoli reale sull’antica strada che collegava Tarquinia col mare», commenta entusiasta l’archeologo, originario di Roma e da tre anni di casa a Torino dove insegna Etruscologia e Antichità Italiche. «L’imponente struttura architettonica della tomba, di circa 40 metri di diametro, presenta somiglianze sorprendenti con le tombe reali dell’VIII-VII secolo a.C. rinvenute a Cipro, in particolare a Salamina, un’esperienza unica in Italia». Prende piede l’ipotesi che architetti di formazione orientale siano stati chiamati dalle élites etrusche per la realizzazione di questi tumuli, simbolo di potere e ricchezza. Senza contare poi che il gemello «Tumulo del Re», esplorato nel lontano 1928 e violato in passato, ha restituito un’iscrizione etrusca («Rutile Hipukrates») che svela l’origine greca del nome Hippokrates trasformato a sua volta in un gentilizio etrusco.
Ancora una volta i dati materiali confermano quel legame culturale col Vicino Oriente antico, testimoniato fin dall’epoca villanoviana, e raccontato dagli autori antichi. Secondo le fonti, nel VII secolo il ricco mercante greco Demarato di Corinto, considerato il padre del re di Roma Tarquinio Prisco, sarebbe sbarcato a Tarquinia e qui avrebbe sposato una nobildonna locale. Lo scavo di quest’anno si è concentrato sull’ingresso del Tumulo della Regina dove è stato messo in luce un vestibolo a cielo aperto (detto piazza letto) destinato a ospitare le cerimonie in onore del defunto. A rendere la scoperta ancora più interessante, il ritrovamento accanto al Tumulo di un’altra tomba, la più antica tomba gemina (doppia) dell’Italia antica con reperti che riportano alla seconda metà del VII secolo a.C.
La prossima campagna (luglio 2010), che si preannuncia ricca di novità, punterà sull’apertura del Tumulo della Regina, il cui scavo finora è stato possibile grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e della Sai-Fondiaria, e sul completamento del percorso di valorizzazione delle tombe a tumulo (progetto «Via dei Principi» promosso dalla Regione Lazio col comune di Tarquinia che interessa ben cinque tumuli, i due della Doganaccia, l’Infernaccio, Poggio Gallinaro e Poggio del Forno) che si integra con l’itinerario più conosciuto delle tombe dipinte del VI-V secolo a.C. dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.