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Impresa e Cultura

Il mecenatismo culturale del gruppo Doğuş

L’investimento in cultura sia pubblico che privato pare crescere in Turchia. Ma quale cultura? Quali strategie? Quali gli attori? Doğuş è una delle holding più importanti nel paese, con interessi differenziati che spaziano dall'industria automobilistica e dalla finanza alle costruzioni e alla ristorazione di lusso. Tra i suoi programmi di responsabilità sociale, spiccano gli impegni – a livello gestionale, non solo come sponsor – nel settore culturale: ce ne ha spiegato caratteristiche e obiettivi Çağla Saraç, docente universitaria di storia dell'arte e studi culturali, che del gruppo Doğuş è consigliere artistico, lavora a stretto contatto con l'amministratore delegato. La novità per la Turchia, è l'affermarsi di un modello di cooperazione tra attori a diversi livelli. Cerchiamo di capire.

L'archivio di Ara Guler in fase di organizzazione, foto di Giuseppe Mancini

Quasi a riprodurre la poliedricità nelle scelte imprenditoriali del gruppo, anche nel solo settore culturale gli interventi sono fortemente diversificati: l'organizzazione del Festival musicale di Bodrum giunto quest'anno alla tredicesima edizione, il coinvolgimento nella candidatura all'Unesco e nel piano di gestione del sito archeologico di Göbeklitepe, la creazione dell'archivio e museo dedicato al celebre fotografo Ara Güler, la realizzazione della piattaforma per la diffusione dell'arte contemporanea “Sanata Bi Yer” (“Uno spazio per l'arte”), l'inclusione di un polo sempre per l'arte contemporanea – musei con l'Instanbul Modern ricostruito da Renzo Piano, gallerie, spazi all'aperto per installazioni – nel rinnovato e ripensato porto crocieristico che sta nascendo in riva al Bosforo (Galataport).

Göbeklitepe all'Unesco
Göbeklitepe è sicuramente il progetto di massima visibilità e massimo impatto a livello internazionale, per il quale la Doğuş – attraverso un contratto di sponsorizzazione col governo – ha deciso di investire l'equivalente di 15 milioni di dollari in 20 anni. L'iniziativa è stata presentata nel gennaio 2016 in occasione del World Economic Forum di Davos, i risultati sono arrivati immediatamente: dal 1° luglio del 2018, le strutture megalitiche più antiche mai scoperte (un centro cultuale risalente al Neolitico, al 10° millennio a. C.) sono nella Lista del patrimonio dell'umanità dell'Unesco.

“La Doğuş ha stanziato somme annuali per le attività di scavo e di ricerca condotte dalla missione archeologica tedesca; ha finanziato la costruzione delle strutture di accoglienza per i visitatori con servizi e un'introduzione multimediale alla storia del sito e alla sua scoperta, con un sistema di shuttle che collega il parcheggio alla collina di Göbeklitepe; ha offerto consulenza manageriale nella redazione dei piani di gestione e di tutela dell'area archeologica; punta a coinvolgere le popolazioni locali in attività di tutela e di sviluppo sostenibile attraverso il turismo, affinché possano continuare a occuparsene anche in futuro” – così la professoressa Saraç ha sintetizzato il complesso ruolo del gruppo.

Quel che colpisce l'osservatore esterno è la cura dell'accoglienza ai visitatori – 45.000 nel 2014, in forte aumento quest'anno – in ogni momento della loro permanenza: Doğuş ha infatti voluto e finanziato la costruzione di due edifici quasi gemelli – di forma circolare, a imitazione degli ovali – che ne facilitano e orientano l'esperienza nel sito (breve, data l'estensione ridotta degli spazi visitabili). Hanno selezionato attraverso una procedura concorsuale a inviti lo studio Kreatif di Istanbul, la cui proposta è stata quella di utilizzare solo materiali naturali – pietre colorate, terra compressa – che quasi mimetizzano le strutture moderne nel paesaggio brullo e polveroso che si estende a perdita d'occhio verso la Siria.

In uno di questi due edifici, lo studio di design Tasarımhane ha allestito un “centro di interpretazione” che prepara al sopralluogo negli scavi con un video di presentazione, poche vetrine che danno informazioni di base sull'epoca e sulle vicende recenti di scoperta archeologica del sito, raffinati strumenti informatici per un esame dettagliato degli ovali cultuali, una suggestiva animazione tridimensionale sul rapporto tra uomo e sacro nella preistoria (ma ne verrà commissionato presto un altro).

La novità per la Turchia, è l'affermarsi di un modello di cooperazione tra attori a diversi livelli: il ministero della Cultura e del Turismo, col suo ufficio dedicato che dal 2009 si occupa di perfezionare le candidature all'Unesco; l'Unione europea che ha finanziato alcune delle opere – la copertura, le passerelle- che rendono più agevoli il lavoro degli archeologi e il percorso dei visitatori; il museo di Şanlıurfa, il cui direttore è formalmente anche il direttore degli scavi di Göbeklitepe (nel museo è stata realizzata la riproduzione 1:1 del più grande tra gli ovali); la municipalità e il governatorato di Şanlıurfa; la missione archeologica tedesca e la comunità scientifica; l'agenzia governativa di sviluppo locale Karacadağ; il gruppo Doğuş, come sponsor, animatore culturale e riferimento manageriale. Un modello replicabile anche altrove, a partire dagli altri siti Unesco turchi.

Il museo Güler

L'altra ugualmente importante e recente iniziativa di cui ci ha parlato Çağla Saraç, iniziata sempre nel 2016, è l'archivio e museo di Ara Güler: il più importante fotografo e fotogiornalista turco – armeno di Turchia, ormai novantenne – che per quasi sette decenni ha fatto la storia della fotografia nel paese anatolico e soprattutto a Istanbul; è stato soprannominato “l'occhio di Istanbul”, perché ha immortalato – in bianco e nero – soprattutto gli anni bui della città sul Bosforo che si era smarrita nel degrado dopo le due guerre mondiali. Il progetto, in fase di sviluppo e non ancora completato, è anch'esso gestito e finanziato integralmente dalla Doğuş; ha due sedi, con quattro diversi spazi dal funzionamento diverso ma integrato.

Nell'antica fabbrica della birra di Bomonti oggi diventata centro di intrattenimento e di sperimentazione culturale, sul lato europeo di Istanbul, un piccolo gruppo di professionisti – undici in tutto – è all'opera per inventariare, digitalizzare, restaurare se necessario, poi affidare ai depositi, tutto il materiale posseduto dal fotografo, prima conservato nei suoi appartamenti di Galatasaray (proprio di fronte al celebre liceo ottomano): negativi, foto stampate, macchine fotografiche e tutti gli accessori, la corrispondenza privata, documenti e materiali di ogni tipo sulla sua attività professionale, la biblioteca personale, gli arredi, la collezione di oggetti d'arte. Prima di venire smantellati e imballati, gli spazi dove Güler viveva sono stati fotografati così da poter essere ricostruiti fedelmente.

Se infatti sempre a Bomonti è stato aperto uno spazio che ospiterà mostre temporanee realizzate coi materiali dell'archivio – al momento, è in corso una prima presentazione introduttiva su Güler uomo e artista – la sua casa verrà trasformata in museo della sua vita, con le stanze private, la camera oscura e l'ufficio rimontati esattamente così com'erano. In altre sale, in un edificio attiguo, verranno creati una vera e propria galleria con le sculture e i quadri del maestro e un ulteriore spazio per mostre temporanee anche su artisti che dall' “occhio di Istanbul” sono stati influenzati. “Vogliamo che l'archivio diventi una fonte di ispirazione per gli artisti”, ci ha spiegato la Saraç. Mentre gli hotel della Doğuş, in Turchia e all'estero, diventeranno appendici del museo Güler accogliendo a rotazione (in versione ovviamente ridotta) le mostre prima allestite a Istanbul.

© Riproduzione riservata


TAGS:
Doğuş, Çağla Saraç, Göbeklitepe, Ara Güler, Galataport, Istanbul Modern, Kreatif, Tasarımhane

di Giuseppe Mancini


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