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Con il FAI, le Saline Conti Vecchi di Cagliari aprono al pubblico

Oltre l’archeologia industriale. Un’azienda funzionante rilancia in grande stile la produzione di sale alimentare, investendo 60 milioni di euro. Il FAI, attraverso un network di stakeholders, cura il restauro degli edifici industriali degli anni trenta del secolo scorso e il dialogo con la riserva naturalistica, una delle più importanti aree umide d’Europa, risorsa di biodiversità. Nasce un percorso tra industria, patrimonio storico e natura pensato in primis per le scuole.

Cagliari. Le Saline Conti Vecchi aprono al pubblico, dopo un intervento di restauro e di valorizzazione ambientale di eccezionale valore storico e culturale.
Il progetto vede protagonisti il FAI (Fondo Ambiente Italiano) che cura il restauro interno degli edifici con un investimento di 1,5 milioni di euro e Syndial (gruppoEni) la riqualificazione industriale delle Saline Ing. Conti Vecchi, che rilancia in grande stile la produzione di sale alimentare con un investimento di circa 60 milioni di euro. Due realtà di grande importanza: pubblico e privato che collaborano per creare “un’esperienza unica di promozione culturale, che coniuga l’attività industriale con la valenza storica e naturalistica di un sito operativo”

Da sottolineare il fatto non comune, e certamente unico per il Fai, di gestione di un bene storico inglobato in un'azienda industriale in piena attività. Il fascino dell'operazione consiste nel superamento della funzione culturale ordinaria del restauro industriale, ossia restituire al pubblico il racconto fedele del mondo lavorativo in un contesto museale. Il Fai, come in ogni bene che prende in cura, usa un metodo filologico preciso “il lavoro su questo complesso, con le tecniche interpretative e conservative del restauro, ha posto in luce la sostanziale permanenza nei luoghi degli elementi più salienti del progetto originario, sia che fossero funzionali, formali o costruttivi. Questa volta però c'è un'impostazione concettuale aperta: l'attività aziendale è in essere. Non si può parlare di Archeologia industriale classica, come nella definizione di Renato Covino (Docente di Storia economica all'università di Perugia. Autore di numerose pubblicazioni sul tema) “l'archeologia industriale studia ciò che resta del lavoro dell’uomo”. Certo, come ricorda lo studioso, i luoghi devono essere conservati così come erano stati progettati nel loro uso originario, ma in questo caso la storia economica diventa storia vivente.

Villaggio locale
Sono cambiati i metodi di produzione, ma è sempre la stessa industria. Sono cambiati gli scenari, non esiste più il modello di fabbrica comunitaria, dove l'azienda e i suoi dipendenti diventavano tutt'uno: il villaggio degli operai era organizzato per soddisfare ogni esigenza dei lavoratori. Dall'abitazione alla mensa, dalle scuole primarie alla chiesa. Un mondo autosufficiente, sia dal punto di vista umano che aziendale. L'ingegnere Conti Vecchi aveva pensato anche a creare un'officina per riparare i macchinari, sostituire un pezzo in Sardegna ad inizio novecento non era semplice. Si aveva necessità di una organizzazione moderna del lavoro, sull'esempio di grandi aziende italiane come per rimanere in famiglia Fai, il celebre Villaggio operaio Crespi d'Adda, oggi dichiarato bene Unesco. Esempi di questo tipo si ritrovano poi nel Borgo Olivetti a Ivrea, che con gli anni si trasforma in una vera città. In Sardegna, la Città del Sale a Molentagius, poi i villaggi minerari, tutt'altro che moderni e comodi, dove le condizioni di vita erano disastrose. L'attività economica è strettamente legata al territorio. “Quando un’impresa si insedia in un luogo, le modifiche che vi apporta sono forti e radicali e si manifestano su vari fronti; la cittadinanza vi lega il proprio destino, vengono create nuove abitazioni, scuole, attività commerciali per una popolazione in crescita. Il paesaggio e gli equilibri che lo reggevano mutano.” (Marilisa Mainardi, La conservazione del patrimonio industriale in Italia: tracce di storia, interpretazione, metodi).

Storia del sale
La storia del sale è lunga quanto quella dell'uomo. Si trovano tracce del suo uso già nel neolitico, diecimila anni fa. Nei secoli non ha fatto che aumentare il suo valore, usato e scambiato come moneta o usato come mezzo di pagamento. I soldati dell'antica Roma percepivano un salario [dal lat. Salarius, der. di sal salis «sale»]. Già Plinio il Vecchio afferma (Naturalis Historia XXXI, 88) che non era possibile concepire una vita civilizzata senza la produzione e l'uso del sale.
La produzione del sale in Sardegna risale a tempi antichissimi, quella protoindustriale inizia ad opera dei piemontesi nel settecento, intercettando l'enorme richiesta dei mercati internazionali. Durante l'ottocento la Sardegna assunse un ruolo centrale nei traffici europei del sale. L'industria dell'oro bianco è sempre stata molto redditizia. Occupava migliaia di persone, soprattutto nell'area mediterranea dove sono attive ancora oggi le più grandi saline d'Europa. Si sono combattute guerre, costruite strade, ridisegnati confini e formati discreti imperi economici. Non è da meno l'avventura dell'Ingegnere toscano Luigi Conti Vecchi, che nel 1919 presentò un progetto per la bonifica dell'intera laguna di Cagliari, quasi tremila ettari di paludi malariche per fondare le saline, che contribuirono alla eliminazione delle zanzare portatrici della terribile malattia. Un'azienda che crea un impero economico rispettando la natura, ancora oggi in crescita.

La funzione educativa e culturale
Il villaggio totalizzante, dove tutte le attività sono pensate e costruite in funzione dell'homo faber, oggi è un percorso culturale. Sono visitabili gli edifici più importanti, tutti risalenti agli anni trenta del novecento. Il villaggio degli operai (c'erano più di 400 residenti, arrivavano a 1000 durante la raccolta del sale), è in gran parte crollato. Le case erano costruite in loco, con mattoni di fango e paglia (ladiri), in perfetta filosofia ecosostenibile. L'edificio della Direzione ha avuto un restauro accurato e l’eliminazione dei rifacimenti più recenti (come i pavimenti in gres, le pitture acriliche, gli impianti, gli infissi in alluminio). Sono state recuperate le finiture antiche ancora presenti: pavimenti originari in marmette di cemento decorato, pitture evocative di ruoli e funzioni degli ambienti interni, infissi in legno analoghi agli originali. Gli oggetti, gli archivi, i registri che comunicano ancora quel mondo in piena attività. Le Officine hanno tutti i macchinari ancora in buono stato; all'interno di proiettano video immersivi che coinvolgono completamente il visitatore. In perfetto stato di conservazione anche il Laboratorio chimico con gli elementi di arredo, le attrezzature e la significativa collezione. Ogni spazio è adeguato ad ospitare attività legate alla didattica, in programma all'apertura delle scuole. Cultura che si può godere tutto l'anno con i numerosi eventi in programma, oltre alle visite organizzate dal Fai . “La visita degli edifici consentirà al pubblico di conoscere il luogo che poi visiterà lungo percorsi guidati immersi nella natura, con uno sguardo però costante alla produzione che spicca nel panorama della salina, dominato dalle candide montagne di sale visibili fin da lontano e sullo sfondo dell’orizzonte e del mare”. Fare esperienza della bellezza, toccare con mano il sale nella sua forma primordiale, godere di un paesaggio unico, specialmente al tramonto.

Industria e natura
Le Saline Conti Vecchi, entrate in esercizio nel 1931, si estendono su una superficie di 2700 ettari […] Saline e impianti industriali sono un unicum perfettamente integrato, che svolge la propria attività in una meravigliosa oasi naturalistica (fondoambiente.it)
Lo stagno di Santa Gilla o di Cagliari, è un'area protetta di eccezionale valore, una delle più importanti ed estese aree umide d’Europa, con un elevato livello di biodiversità e fanno parte del sito Ramsar, è stato classificato come Zona di Protezione Speciale (ZPS), Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e IBA Important Bird Area - Aree importanti per gli uccelli. Sono stati censiti fino a 40.000 uccelli acquatici appartenenti a 53 specie diverse, in particolare fenicotteri rosa, che nidificano li da qualche decennio. I magnifici uccelli migratori, ormai “naturalizzati” in Sardegna, acquistano il loro caratteristico colore rosa grazie al loro pasto preferito, i gamberetti che trovano in abbondanza nelle lagune cagliaritane. Non è raro vedere uno stormo di fenicotteri in volo che passano da uno stagno all'altro. Tutto questo fa parte della visita alle Saline, con dei percorsi organizzati dal Fai in un'ottica del rispetto del territorio e delle tradizioni. Un'occasione unica per immergersi nella natura, oggi pulita e incontaminata, a seguito di una importante bonifica. Intervento indispensabile dopo i disastri che l'industria chimica ha fatto negli anni 60/70. 
Le attività che il Fai porta avanti hanno coinvolto più stakeholder territoriali, a partire dall'Eni per le visite nelle zone di lavoro, e tutti i comuni che circondano la laguna di Santa Gilla.
Protagoniste saranno le scuole, cuore pulsante della mission della fondazione milanese che punta sui bambini per formare le nuove generazioni sui valori della bellezza.

SITOGRAFIA
Fondo Ambiente Italiano
Sardiniapost
Syndial
Storia e futuro, magazine online
Storia di Santa Gilla
Mibac


Ph: Saline Conti Vecchi_Foto Manuela Meloni_2017 © FAI - Fondo Ambiente Italiano

© Riproduzione riservata

di Gianmarco Murru


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