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Federico Seneca: «magnifico futurista del Cartello-Réclame»

Una mostra a Fano ricorda il grafico e disegnatore

Federico Seneca, insegna di metallo smaltato, “Agipgas Servizio”, 1954, 80 x 70 cm. Collezione privata

Con la mostra Segno e Forma nella Pubblicità, allestita nelle sale della Galleria Carifano a Palazzo Corbelli, sino al 24 settembre, la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, con la Città di Fano, rende omaggio al suo illustre concittadino Federico Seneca (1891-1976). Grafico e disegnatore di straordinaria abilità e inventiva, Seneca ha saputo sovvertire la concezione più classica di comunicazione pubblicitaria durante la prima e seconda Guerra Mondiale, fino al “boom” economico. Con l’obbiettivo di scandagliare la sua personalità ingegnosa, sono stati selezionati circa una novantina tra manifesti, bozzetti preparatori in gesso e matita su carta, schizzi e studi, partendo dai manifesti di promozione turistica locale, dedicati proprio alla città di Fano, per proseguire con le fortunate campagne pubblicitarie per Buitoni, Agip, Ramazzotti, Talmone, Fiat e molti altri.
Ma il nome di Seneca è legato soprattutto a quello della Perugina, cui presta l’opera di responsabile della propaganda dal 1920 a 1932. Sono questi gli anni tra le due guerre, anni di risanamento economico e di progresso industriale ma non ancora di consumismo di massa, gli anni della cosiddetta «Italietta» dove il cioccolato è ancora un lusso. La prima mossa vincente di Seneca è, senza dubbio, l’immagine dei Baci e il loro logo, rimasti praticamente immutati dal 1922 ad oggi, e ripresi sul manifesto e sulla miriade di confezioni differenti che hanno visto il mitico cioccolatino tra i regali preferiti a San Valentino, per la festa della mamma o del papà e per altre ricorrenze sentimentali. Sempre di Seneca è l’idea d’inserire bigliettini, con massime e frasi d’amore, nell’involucro argentato, indovinatissima operazione di marketing. Altre felici invenzioni seguiranno, come la serie di manifesti che l’artista elabora tra 1928 e 1929 per la ditta, tra le concezioni migliori della sua prolifica carriera, sicuramente debitrici della lezione di Cappiello e del Déco conclusivo, asciugato e modernizzato dal cubismo, dal Bauhaus, dall’arte africana e dalle nuove istanze emergenti in tutta Europa.

I quattro manifesti ideati da Seneca negli anni 1924-1927 per la «Coppa Perugina», unici di chiara matrice futurista, gli fecero guadagnare il riconoscimento di Filippo Tommaso Marinetti che lo definì «magnifico futurista del Cartello-Réclame». La mostra, curata da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, è corredata di un catalogo edito da Silvana Editoriale, con saggi critici di Nicoletta Ossanna Cavadini, Dario Cimorelli, Marta Mazza e Luigi Sansone.

di Carla Cerutti


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