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Florence I care. Il restauro del Comodo di Cosimo De Medici

A Palazzo Vecchio, grazie al primo investimento nel patrimonio culturale del gruppo Geberit-Pozzi Ginori, azienda leader internazionale dei sistemi idrosanitari e della ceramica da bagno, un ambiente storico del Palazzo verrà restituito al suo splendore originario, contribuendo ad ampliare il percorso museale.

Comodo di Cosimo  De Medici

Firenze. GEBERIT-POZZI GINORI, accompagnata da Fondaco srl-società di comunicazione specializzata nel recupero dei beni culturali, sostiene il progetto di sponsorizzazione dell’intervento di restauro del “Comodo di Cosimo de’ Medici”, posto all’interno di Palazzo Vecchio adiacente alla Sala dei Dugento.Con Fondaco Italia, abbiamo già dato corso ai restauri della Fontana dello Sprone e del busto di Cosimo II- ha detto il Sindaco Dario Nardella. Il patrimonio fiorentino, necessita di cure continue e grazie al progetto Florence I care-FLIC i privati possono darci una mano a tutelare i beni”.
I lavori di restauro, progettati e diretti a cura del Servizio Belle Arti del Comune di Firenze vengono realizzati dagli esperti restauratori della fiorentina Dini Restauri. La conclusione dei è prevista per novembre 2017 35mila euro ben investiti anche in termini di immagine per la prima operazione di intervento sul patrimonio per la società Geberit. “L’innovazione, la ricerca, il design, il bello sono gli elementi che caratterizzano da sempre i due brand – considera Giorgio Castiglioni Direttore Generale dell’azienda (con oltre 12.000 dipendenti in più di 40 paesi, quotata al SIX Swiss Exchange)– questo progetto è attinente ai valori che esprimiamo. Un luogo bellissimo, leggero e delicato (un bagno, un bagno/stufa, una sala per la cura del corpo e del benessere) impreziosito da dipinti di Marco da Faenza della scuola del Vasari che ne fanno una vera e propria opera d’arte.”
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Cenni storici
L’ambiente, situato vicino alla Sala dei Duecento sotto la scala piana che collegava il quartiere di Cosimo con quello della duchessa Eleonora, è stato interamente decorato da Marco da Faenza (artista vicino al Vasari) con grottesche e stucchi già utilizzati nelle altre sale e con scene prese dalla storia di Eros e Psiche di Apuleio, storie che gli studiosi vogliono far risalire al matrimonio di Francesco I de Medici, figlio di Cosimo, e Giovanna d’Austria avvenuto nel dicembre del 1565.
Anche se non abbiamo la certezza che il duca si riferisse al nostro spazio possiamo essere certi che il cosiddetto bagno di Cosimo non poteva che essere una stufa.
Le stufe o stanze-stufe erano ambienti di gran moda nel rinascimento e ogni palazzo importante era dotato di questo ambiente, che oggi definiremmo un luogo legato al benessere privato una vera e propria sauna, dove oltre alla vasca da bagno fissa vi era un sistema idraulico in grado di scaldare l’acqua e creare vapore. Un luogo solitamente defilato e ritirato dove con ogni probabilità i signori svolgevano anche le loro funzioni corporali attraverso le seggette portatili, spesso rivestite di panni nobili e decorate con grande eleganza (nell’inventario di Palazzo Vecchio del 1553 se ne contano diverse negli appartamenti ducali) e dove, grazie alla presenza di acqua, era più agile provvedere alle pulizie personali.
Il nostro spazio o camerino ha tutte le caratteristiche della stufa rinascimentale. Una grande vasca in pietra, probabilmente dotata di due bocche per l’acqua calda e fredda, e una nicchia di un elegante forma ovale con in basso un alloggiamento per una griglia, sulla quale forse si appoggiavano contenitori con essenze e un canale in pietra da dove arrivava, con ogni probabilità, l’aria scaldata in uno stanzino attiguo e con in alto una presa d’aria per lo sfiato.
Questi ambienti dovevano essere posizionati vicino agli appartamenti per permettere al signore di godere pienamente dei benefici di un vero e proprio trattamento idroterapico come ci attestano molti documenti dell’epoca e il nostro “camerino” è parte integrante del quartiere di Cosimo.
Il Bagno di Cosimo è un ambiente raffinatissimo frutto di una scelta sofisticata che si voleva riallacciare, in una forma privata ed esclusiva, alla cultura termale dell’antica Roma sia nella parte tecnologica sia nella grande (vedi ad esempio la stufa del Cardinal Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano affrescata nientemeno che da Raffaello nel 1516, e quella in Castel Sant’Angelo che fece allestire Clemente VII - Giulio de ‘Medici nel 1525).



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