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IM-PRESA DIRETTA

Family office - Il fiduciario dell’imprenditore si trasforma in una non-galleria per selezionare Prospettive autoriali da condividere

A Torino, Tosetti Value, una S.I.M. di consulenza e multi-family office, ha varato nel 2014 un servizio dedicato all’arte e ha trasformato i propri spazi grazie ad una programmazione espositiva che valorizza il linguaggio fotografico. Ne parliamo con Giulia Tosetti, curatrice del progetto

Come nasce Prospettive?
Si tratta di un progetto espositivo e relazionale che nasce dal piacere di condividere la  nostra passione per la fotografia con una cerchia di appassionati e collezionisti vicini al Family office e non solo.
Quando nel 2014 è nata la nostra divisione “Tosetti Value per l’Arte” per organizzare in maniera sempre più consapevole lo sguardo sulla cultura per i propri collaboratori e clienti, ci siamo chiesti quale fosse la chiave per alimentare la curiosità. La prima risposta si è concretizzata nell’idea di far confluire visioni all’interno dei nostri spazi, ospitando periodicamente progetti di autori in un ampio ventaglio dei generi fotografici. Ogni esposizione, per la durata di almeno tre mesi, crea l’opportunità di vivere in un contesto altro e quotidiano il lavoro del fotografo e approfondirlo sui vari livelli di lettura. Eventi ed incontri organizzati ad hoc alimentano la familiarità con il progetto da cui selezionare una o più opere per la collezione corporate.


Quali artisti avete coinvolto?
Ogni circuito espositivo prende vita grazie a preziose collaborazioni con fotografi e specialisti. Dal primo incontro con Biba Giacchetti e la sua agenzia Sudest57 che ha dato avvio al progetto con una selezione da Icons di Elliott Erwitt, il percorso prosegue nell’obiettivo di infittire le sinergie tra curatori, agenzie, galleristi e alimentare una narrazione passata finora sotto la lente di maestri come Dennis Stock, Steve McCurry e Gian Paolo Barbieri. Ci appassiona l’idea di portare avanti un personale e speriamo contagioso ragionamento sul collezionismo e sulle potenzialità della committenza come risultato di una fruizione più lenta e quotidiana dell’arte.


Quali gli sviluppi?
Nella naturale evoluzione del progetto, abbiamo l’ambizione di allargare sempre di più il network tra le imprese, gli artisti e gli attori fondamentali che compongono il sistema dell’arte.
Accogliere il lavoro indipendente di un artista significa integrare nuove visioni al processo produttivo abituale e dare sfumature diverse al modo di comunicare la propria identità.
Se è vero che l’arte appartiene ai luoghi che nascono per legittimarla, il contesto privato dell’imprenditore può valorizzare un aspetto nobile del lavoro autoriale: favorire nuove suggestioni e associazioni di idee per modificare il nostro modo di interrogare l’attività quotidiana, uscendo dalla contemplazione veloce dell’arte  sotto una “campana” di vetro antiriflesso.
Favorire la circolazione di progetti fotografici autoriali tra contesti istituzionali e privati è un modo per indagare nuove piattaforme di scambio nel desiderio di contribuire al dinamismo della mappatura culturale.


Il vostro servizio sull’asset allocation dei portafogli si estende all’art advisor?
Il Family office mantiene centrale la sua natura economico-finanziaria, ma il rapporto di fiducia con i singoli nuclei familiari e la conseguente necessità di essere un filtro neutrale e attento rispetto ai diversi campi di interesse, ci ha portati negli anni a sviluppare un network altamente qualificato di specialisti da coinvolgere di volta in volta per incontrare le esigenze specifiche.


Avete varato altri progetti?
Il piacere di interrogare l’economia nel suo confronto con altre discipline è il filo conduttore e insieme l’ispirazione del nostri progetti. L’ultimo lavoro in questa direzione è un volume, Money!. Il critico d’arte Luca Beatrice e l’economista Giuseppe Berta incrociano le penne per seminare nuove possibili interpretazioni intorno all’interazione tra economia e arte nel tempo globalizzato.


© Riproduzione riservata

di Redazione


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