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Postcards mercoledì 21 maggio 2014

Notizie dal mondo dell'Arte e Imprese

Il Giornale Arte e Imprese, webzine mensile del primo mercoledì di ogni mese, vi dà appuntamento ogni settimana, con il caffè mattutino. Sempre il mercoledì, il giorno «di mezzo», un aggiornamento, con «cartoline» dal mondo, tra i mondi delle Arti e Imprese

QUO VADIS SPONSOR?

«The Glamour of Italian Fashion»
Grazie a Bulgari il Victoria and Albert Museum mette in mostra lo stile italiano. Sempre in evoluzione. Un esempio di come sostenere la creazione degli immaginari collettivi e della produzione manifatturiera.

Londra. E’ stata definita la più importante mostra primaverile dell’anno del V&A Museum di Londra e, considerando sostenitori ed obiettivi non si potrebbe dire altrimenti.
«The Glamour of Italian Fashion 1945 - 2014» ha infatti aperto le porte il 5 aprile di quest’anno con l’intento - fino al 27 luglio – di mostrare come la reputazione della moda italiana, da sempre sinonimo di stile, si sia evoluta negli ultimi settant’anni, a partire dalla fine del Secondo conflitto mondiale fino ad oggi.
Realizzata con la collaborazione di Nespresso e con il supporto della Blavatnik Family Foundation – la mostra è sponsorizzata da Bulgari, una delle aziende più note nell’ambito dei gioielli di lusso, dopo Tiffany & Co. e Cartier. Basti ricordare che - fondata nel 1884 dall’argentiere Sotirio Bulgari – da circa 125 anni l’azienda produce prodotti di valore per personaggi di alto calibro. Il risultato sono i suoi 280 servizi commerciali che, insieme a rivenditori internazionali selezionati, le permettono di raggiungere un mercato ancora più ampio del passato (il maggiore è il Giappone), ma non per questo meno esclusivo.
Tra gli emblemi della creatività e maestria artigiana italiane, Bulgari – che nel 2011 ha venduto l’attività al gigante francese dei beni di lusso LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy S.A.) - produce gioielli, orologi, profumi, pelletteria, sete, penne e ottici - attraverso una licenza con Luxottica – associando il gusto classico a quello moderno. La sua storia antica vede nel negozio di Via Condotti 10 aperto nel 1905 a Roma, il luogo d’incontro preferito da un’élite internazionale di artisti, scrittori e attori. Quando infatti dagli anni Cinquanta in poi Roma divenne un punto di riferimento per i registi di Hollywood, molte stelle del cinema comprese Elizabeth Taylor, Grace Kelly, Audrey Hepburn e Ingrid Bergman, cominciarono ad indossare i gioielli Bulgari divenendo ambasciatrici di stile per la moda italiana e alimentando l’appetito internazionale per il made in Italy.
In riferimento alla partnership che in quest’occasione ha unito la realtà museale londinese e l’azienda simbolo di elegante sartoria e abilità artigiana di lusso, il direttore generale di Bulgari UK Limited Julie Ann Morrison ha affermato: «Quando abbiamo saputo della mostra abbiamo subito voluto essere coinvolti. Siamo molto colpiti dalla storia che questa mostra porta alla luce perché è parallela al momento postbellico, di grande creatività per Bulgari, quando la terza generazione della famiglia subentrò nell’azienda portando uno spirito giovane e coraggioso nel design dei gioielli. La giustapposizione di materiali preziosi e semi preziosi, la combinazione di gemme colorate e l’assoluta fiducia della donna nell’indossare gioielli Bulgari per suo proprio piacere - come disse Nicola Bulgari ‘ad un picnic o ad un ballo’- hanno portato all’evoluzione dello stile Bulgari. In questo vediamo l’eco dell’eroismo stilistico e della raffinatezza degli stilisti dell’epoca».

La mostra, grazie ad un’attenta ricerca eseguita sugli archivi italiani dalla curatrice di moda contemporanea e del ventesimo secolo del V&A Sonnet Stanfill, esplora la storia della moda italianaattraverso i grandi - come Dolce e Gabbana, Giorgio Armani, Gucci, Missoni, Prada, Valentino e Versace, insieme alla creatività di figure influenti ma meno note come le Sorelle Fontana, Mila Schön, e innovatori del design come Walter Albini - fino ad arrivare alla generazione successiva rappresentata ad esempio da Giambattista Valli, Fausto Puglisi, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.
Si mostra inoltre il cambiamento di rotta della percezione internazionale rispetto alla moda del Bel paese, cosa che si verificò a partire dai primi anni Cinquanta, quando Giovanni Battista Giorgini cominciò ad organizzare passerelle presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, fornendo una valida alternativa agli eventi parigini.

«The Glamour of Italian Fashion»sottolinea insomma l’eccezionale qualità di tecniche, materiali e competenze per le quali l’Italia si è distinta ed è diventata famosa.
Il suo prestigio in quanto produttrice ed esportatrice di alcuni dei tessuti e prodotti tra i più stilosi e ben fatti - collegato alla potenza dei suoi stabilimenti relativi alle fasi di filatura, tintura, tessitura, taglio e cucitura praticate nelle regioni italiane per centinaia di anni - vengono mostrati su di una mappa digitale ad hoc.
La mostra analizza inoltre la reazione di stilisti, produttori, stampa ed aziende correlate di fronte al recente interesse nei confronti della produzione d’oltreoceano, la «fast-fashion», la vendita online e la comunicazione digitale. A conclusione, infine, una serie di interviste filmate a personaggi chiave del design, della produzione e dei media esaminano le sfide e i trend che daranno forma al futuro della moda italiana.

Gli oggetti in mostra provengono da importanti collezioni italiane e da prestiti internazionali tra cui fondazioni private, case di moda e archivi come Fondazione Emilio Pucci, Foto Locchi, Archivio Missoni e musei come il Metropolitan Museum of Art di New York e la Galleria del Costume di Firenze.
Martin Roth, direttore del V&A ha affermato: «Sono entusiasta di poter celebrare l’immenso contributo dell’Italia al mondo internazionale della moda con questa mostra. Il Victoria & Albert Museum ha una lunga tradizione di collaborazioni con designer italiani e questa dettagliata esposizione testimonia lo sviluppo del leggendario stile italiano focalizzandosi non solo sui personaggi e le storie pubblicamente conosciuti, ma considerando il contributo significativo reso in ambito economico dai suoi stabilimenti».
Di Micole Imperiali


NOTIZIE

Come trasformare un cantiere in una galleria di arte contemporanea en plein air
Il Gruppo Building incontra l’Accademia delle Belle Arti di Torino per dare spazio ai giovani artisti. E lo fa letteralmente.

Torino. Se i cantieri abbruttiscono la città, possono costituire un’opportunità per risignificarla. Questo è il presupposto del progetto per un cantiere di restauro curato dal Gruppo Building, azienda che dal 1983 si occupa di progettazione, costruzione, amministrazione e commercializzazione di fabbricati industriali, strutture commerciali, costruzioni civili e private,siain Italia che all'estero.
Lo storico edificio all’angolo tra via Lagrange e via Giolitti a Torino, recentemente utilizzato come sede degli uffici comunali della Polizia Municipale, torna così al suo splendore neoclassico, offrendo inoltre un’opportunità di visibilità ai giovani di talento. È nata proprio in questo modo la collaborazione tra il Gruppo e l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, che hanno appoggiato quattordici giovani artisti, coordinati da docenti, nella realizzazione di dodici dipinti su grandi pannelli allestiti lungo il perimetro del cantiere, realizzando «Lagrange 12», una vera e propria galleria a cielo aperto in uno degli angoli più frequentati del capoluogo piemontese.
Come hanno precisato il Presidente dell’Accademia Albertina Fiorenzo Alfieri e il Direttore Salvo Bitonti «Il progetto Lagrange 12 vede la partecipazione dei giovani artisti che frequentano le due scuole di pittura dell’Accademia- tenute rispettivamente da Marco Cingolani e Laura Avondoglio e Giuseppe Leonardi e Laura Valle - e del corso di Illustrazione di Daniele Gay. Si tratta di un’iniziativa che vede coinvolta una committenza privata che sa scommettere su una realtà artistica di livello europeo, qual è l’Accademia Albertina di Torino con i suoi allievi. Il nuovo corso dell’Accademia continua quindi il suo dialogo con la Città e con le sue energie culturali e questa volta anche imprenditoriali». Non un caso, tra l’altro, che l’inaugurazione del cantiere sia avvenuta durante lo svolgimento dellaXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro 2014, partner dell’iniziativa che ha ispirato l’individuazione del tema del progetto - creatività: bene comune - proponendo una riflessione sull’estro come interesse sociale. In particolare, le opere – eseguite in loco tra il 28 aprile e l’8 maggio e visibili al pubblico per un anno a partire dal 9 maggio – sono state inserite nel programma del Salone Off-Circoscrizione 1. Queste, al momento del loro smantellamento, andranno all’asta e il ricavato sarà erogato all’Accademia che destinerà a ciascun artista una borsa di studio.
Piero Boffa, promotore dell’iniziativa e amministratore delegato del gruppo Building spiega: «Abbiamo da poco iniziato il cantiere che riporterà alla bellezza e all’eleganza originaria uno degli angoli più belli del centro, andando così ad aggiungere un piacevole tassello ad una delle più affascinanti zone di Torino. Vorremmo che il palazzo parlasse di bellezza fin dall’inizio, partendo già dalla fase cantieristica, progettata in modo da impattare il meno possibile sui vicini e sui passanti, e da essere occasione di attenzione al pregio dell’area e di espressione artistica a favore del territorio».
Un progetto di ristrutturazione totale, quindi, destinato ai sei piani fuori terra e ai due interrati del gruppo Building – e che prevede inoltre la trasformazione in residenze di design e negozi con vetrine di due piani secondo il gusto europeo – ma anche la possibilità di dar voce alla creatività contemporanea, mostrando fiducia nei giovani e nel futuro, in una concezione dell’arte tipica del nostro Paese, museo en plein air. Un modello forse esportabile?

Di Micole Imperiali

NOTIZIE
Quando gli sponsor fanno rete
Finanziare la cultura, anche grazie ai Privati, Imprese e Fondazioni. Riprendiamo l’auspicio che ha animato il recente Convegno al Teatro Franco Parenti di Milano, sottolineando due strade da percorrere parallelamente per favorirlo: l’incentivazione fiscale e lo snellimento burocratico per gli investimenti, la reciproca professionalizzazione dei due «Sistemi» Cultura e Impresa. Possibile anche crescendo in rete.
A partire da Kulturkreis e Admical – fondate rispettivamente in Germania e in Francia nel 1951 e nel 1979 – esistono in Europa Associazioni di Aziende che hanno come comune denominatore l’operare scelte di sponsorizzazione culturale, a livello nazionale o territoriale.
Lo scopo è «tecnico» - essere informati sulle opportunità, fare benchmarking, individuare modalità di sponsorizzazione sempre più efficaci – ma soprattutto «relazionale», ossia condividere le scelte, talvolta dare vita a operazioni in pool, ri-conoscersi in quanto votati alla medesima vocazione: l’investimento in comunicazione culturale o il «mecenatismo», con motivazioni puramente filantropiche.

In Francia e in Germania
Partiamo dalla capostipite, l’Admical, francese, «Carrefour du Mécénat d’Enterprise», creata nel 1979 per diffondere la pratica del mecenatismo d’impresa: sensibilizza alla Sponsorizzazione culturale, favorisce il confronto tra gli associati («Mécénat»), la circolarità di informazioni, la costruzione di competenze e promuove indici e modelli di analisi dei risultati delle Sponsorizzazioni. Pubblica inoltre il «Répertoire du Mécénat» - una sorta di annuario-guida che raccoglie i nominativi degli Sponsor e le loro attività – e «Mécènes, le magazine des acteurs du mécénat», un magazine agile con edizione sia «printed» che digitale.

Admical è nata due anni prima dell’insediamento di Jack Lang come Ministro della Cultura, incarico mantenuto per 10 anni: ben ricordiamo come in quegli anni si guardasse alla Francia come al faro della Cultura europea, ovvero come al Paese che aveva deciso più di ogni altro di investire strategicamente in questo comparto.

Ancor più consolidata è l’esperienza tedesca, che nel 1951 ha visto nascere The Kulturkreis, la più antica istituzione per il supporto delle imprese alle arti in Germania.
Tra membri e donatori, conta circa 400 contributori tra le principali aziende tedesche che sostengono artisti, arti decorative, letteratura, musica e architettura.

In Italia: Civita, a Roma
E in Italia? Confindustria ha una Commissione Cultura che fino ad ora ha prodotto poco o nulla, se non interventi di tipo istituzionale, senza incidere positivamente o significativamente sulla pratica delle Sponsorizzazioni culturali in Italia. Recente è la costituzione della Fondazione Industria e Cultura che ha concepito Amiex, la prima mostra delle borse, svoltasi a Torino la scorsa primavera.

Il resto nasce da iniziative personali, o territoriali.

Nel 1987, per iniziativa di Franco Imperatori, banchiere e compianto illuminato uomo di cultura, è nata a Roma l’Associazione Civita. Se lo scopo inizialmente era «far fronte al degrado di Civita di Bagnoregio, antico borgo dell'Alto Lazio», con il tempo Civita si è data una missione più ampia, raggruppando imprese sensibili ad operare per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese,
Oggi il Gruppo Civita è costituito da due diverse realtà, ognuna delle quali possiede una propria specializzazione e funzionalità operativa: l’Associazione Civita e Civita Cultura (già Civita Servizi).
La prima è una organizzazione non profit fondata da un gruppo di Aziende, enti pubblici di ricerca e università, che vuole rappresentare un punto di riferimento nel dibattito nazionale sui beni e le attività culturali. Oggi, con oltre 160 Associati (enti e Aziende sia pubbliche che private) è fortemente impegnata nella «promozione della Cultura» attraverso ricerche, convegni, eventi, pubblicazioni e progetti.
Civita Cultura è invece una società privata che opera a tutti gli effetti nel business della Cultura, ed è un elemento importante del mosaico dell’Italian Entertainment Network (che comprende anche Filmmaster Group, Costa Edutainment, Cinecittà).
Il Gruppo è capeggiato da Luigi Abete che si è dato l’obiettivo di diventare in breve tempo il più importante operatore privato impegnato nel settore, lavorando in Italia e all’estero.

La Consulta di Torino
A Torino, invece, c’è un modello che potrebbe essere replicato in molte altre latitudini: la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali, nata nel 1987 con lo scopo di contribuire a valorizzare e a migliorare la fruibilità del patrimonio storico-artistico torinese. Oggi è composta da 35 associati, per lo più Aziende di dimensioni medie e grandi, oltre che interlocutori istituzionali come la Camera di Commercio e l’Unione Industriali di Torino.
Gli Associati mettono collettivamente a disposizione ogni anno un importo non irrilevante a favore della loro città: in oltre venticinque anni sono stati investiti più di 20 milioni di euro e realizzati 50 interventi di restauro e valorizzazione, in collaborazione con le Istituzioni e gli Enti di tutela.
Con quali criteri? Le scelte sono effettuate in base ai criteri di rilevanza e urgenza dell’intervento, rapidità e certezze autorizzative di realizzazione, cadenza annuale o biennale e ritorno d’immagine. Da sottolineare che il ritorno di immagine è per la Consulta nel suo insieme, i singoli Associati non hanno visibilità nell’ambito di questi interventi, che si direbbero quindi mossi da spirito essenzialmente mecenatistico.

Oltre agli interventi di restauro e valorizzazione, la Consulta ha promosso attività editoriali e di riflessione sui rapporti Imprese – Beni Culturali organizzando, dal 2007 al 2012, sei Workshop all’Unione Industriale di Torino, in occasione delle Settimane della Cultura d’Impresa di Confindustria.

Le realtà filantropiche
Milano è sede di ASSIFERO, Associazione Italiana Fondazioni ed Enti di Erogazione.
Comprende 97 Associati, prevalentemente del Nord Italia, è ha la missione di diventare il punto di riferimento della filantropia istituzionale in Italia aumentando il numero, la coesione, le risorse e l’impatto degli enti d’erogazione.
Le direttrici di intervento sono variegate: operare per il miglioramento del contesto in cui opera la filantropia istituzionale; far nascere nuove fondazioni di erogazione; assistere gli enti d’erogazione; sviluppare la rete fra le fondazioni d’erogazione; approfondire le relazioni internazionali.
C’è però da segnalare che la gran parte dell’attenzione di Assifero va agli interventi nel cosiddetto «sociale», ovvero le buone cause di tipo emergenziale e umanitario, mentre la Cultura fino ad oggi è stata trascurata. Nei giorni scorsi è stato nominato il nuovo Segretario Generale, Carola Carazzone, che ha una lunga militanza nel Terzo Settore e presumibilmente sarà coerente con la linea tenuta sino ad ora.

Intrapresae, a Venezia
Un’altra possibile declinazione delle Associazioni di Imprese aggregate intorno ad interessi culturali è rappresentata da INTRAPRESAE, nata nel 1992, che si definisce «il primo progetto italiano di Corporate Membership».
Attualmente è un gruppo di 19 aziende a favore della Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, con una partnership strategica tra museo e Impresa per la promozione e condivisione di creatività, innovazione e progressivo impegno a favore della Cultura. Intrapresæ Collezione Guggenheim partecipa alla vita del museo Guggenheim: ne condivide i progetti, la visione, la creatività. «L'Arte ispira l'Impresa. L'Impresa fa vivere l'Arte».
Di fatto questa è un’abile iniziativa finalizzata a motivare, fidelizzare e consolidare il rapporto tra la Fondazione Solomon R Guggenheim, New York e i Partner della Peggy Guggenheim Collection di Venezia.
Le Aziende versano una quota base di 11 mila euro e una quota annuale di 21mila, con un accordo biennale. Con 53mila euro in due anni a fronte dei quali ricevono benefici di visibilità, networking e servizi: presenza all'interno del video e sito internet di Intrapresae Collezione Guggenheim; logo di Intrapresæ su tutti i supporti di comunicazione della Collezione Peggy Guggenheim; presenza a tutti i progetti e attività culturali promossi dalla Collezione Peggy Guggenheim, con inviti alle inaugurazioni delle mostre; opportunità di networking e collaborazioni con le altre realtà aziendali del gruppo; possibilità di utilizzare gratuitamente i prestigiosi spazi della Collezione a Venezia per l'organizzazione di eventi, incontri aziendali, cocktail; organizzare visite private per i propri ospiti; partecipazione a incontri e a importanti momenti decisionali del Museo.
In questo caso l’intervento in Cultura rimane singolarmente dedicato a Progetti mirati creati con il Museo, in occasione di una Mostra o per un «Evento speciale». La partecipazione a INTRAPRESAE - dato il prestigio del Brand culturale – consente di esplicitare la propria sensibilità d’Impresa nei confronti dell’Arte.
Chiara Arceci è la Manager for Corporate Development and Advisory Board Relations di Guggenheim Venezia, ovvero la principale referente di INTRAPRESAE delle Aziende associate. «Il nostro è un rapporto fondato sì sulle Aziende, ma direi soprattutto sulle persone – ricorda. La Cultura è una scelta che non può prescindere dalla passione e dall’interesse personali. Nel nostro caso al 50% sono Imprenditori e nel 50% Top Manager che amano la Cultura e soprattutto che chiedono il coinvolgimento diretto nel Progetto culturale».
La partecipazione a INTRAPRESAE non è la condizione essenziale per associarsi al brand Peggy Guggenheim: OVS – che non appare tra gli associati a INTRAPRESAE - realizza dallo scorso anno i Kids Creative Lab, originale progetto ideato dall’azienda insieme alla Peggy Guggenheim Collection. Protagonisti sono le creazioni dei bambini delle scuole primarie di tutta Italia, che anche quest’anno hanno aderito cimentandosi con un Kit d’artista, e realizzando un mosaico, grazie a Trend, che ha fornito gratuitamente le tessere prodotte con vetro riciclato.
Quali le criticità e le condizioni di successo di questo lavoro? «Da un lato il nostro brand e la collocazione – Peggy Guggenheim, Venezia – rappresentano un formidabile elemento di valore – continua Chiara Arceci. Dall’altro il nostro limite, e direi il nostro maggior competitor, è proprio la Città di Venezia, che può contare su realtà di grande pregio come la Biennale, i Musei Civici di Venezia, la Fondazione Pinault. Il segreto per mantenere e incrementare il coinvolgimento delle Aziende nella Cultura è la capacità di coinvolgimento diretto e personale, il renderle e farle sentire partecipi nel Progetto».

Le Reti d’Impresa al servizio della Cultura
Il contributo delle Reti d’Impresa a favore della Cultura si manifesta anche al di là delle Associazioni di Sponsor e Mecenati. Camere di Commercio e Associazioni di Industriali costituiscono spesso un prezioso punto di riferimento per le iniziative culturali dei nostri Territori.
Non ci sono regole prestabilite: al di là di una generica dichiarazione di impegno a livello nazionale – Unioncamere e Confindustria – l’impegno delle Associazioni di Imprese si concretizza a macchia di leopardo, in funzione della sensibilità delle persone e della tradizione delle città e delle province cui fanno principalmente riferimento.
A Roma, ad esempio, gli Assessorati alla Cultura dei Sindaci Rutelli e Veltroni hanno potuto contare sul forte committment della Camera di Commercio guidata da Mondello. A Milano, la Camera di Commercio ha aperto uno sportello per favorire le sponsorizzazioni culturali della città, con tanto di appuntamenti di «speed dating» tra Operatori culturali e Imprese del territorio, mentre la vicina Camera di Commercio Monza Brianza ha aperto un «Borsino delle Sponsorizzazioni culturali» per favorire il sostegno dei progetti culturali promossi dal territorio.
Tra i finalisti del Premio CULTURA + IMPRESA 2013 c’erano un Progetto sostenuto da Unindustria Forlì e l’altro dalla Camera della Moda di Milano: è auspicabile che, in un momento in cui il «Pubblico» tarda a fare la propria parte, le Imprese – singolarmente, associate o in rete – siano un alleato sempre più convinto del nostro «Sistema Cultura».


Il Progetto CULTURA+IMPRESA - avviato da The Round Table e da Federculture, che ha coinvolto Istituzioni e Operatori pubblici e privati – ha messo a punto alcuni strumenti di facilitazione, tra cui un monitoraggio mensile delle dinamiche virtuose del settore, dedicandosi recentemente al networking tra Imprese accomunate dall’aver scelto di investire in Cultura. Condividiamo con i lettori di Arte e Imprese.it una analisi comparsa sul magazine ADV strategie di comunicazione, in edicola.

© Riproduzione riservata
Di Francesco Moneta

di AA. VV.


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